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11 nov 2010Inserito in in: Ecodesigner 0
Piet Hein Eek, il riciclo è neoprimitivo
(ma molto chic)

Il mobile contenitore


Come spiega lui stesso, all’inizio fu reazione. Insofferenza per la brama di politezza e perfezione impeccabile che sembrava cifra unica nel design. Così, la sua credenza fatta di pezzi di legno di scarto, recuperati e riassemblati insieme, volle essere la prova che anche l’imperfezione formale può appagare il nostro senso estetico e il bisogno di funzionalità. “Volevo progettare un prodotto che potesse essere fatto con mezzi limitati, in un materiale comunque abbondante. La combinazione di materiale insolito e di altrettanto non comuni e semplici metodi di lavoro divenne la cifra del nostro operare. Nel frattempo, date le maggiori possibilità, la varietà del lavoro è cresciuta. Oggi, la sfida resta di trarre il massimo dalle opportunità”.

La credenza

Formatosi all’Accademia di Design di Eindhoven, culla di un esercito di talenti e del Droog, movimento che ha avuto il merito di riportare memoria e manualità nel design, rivolgendo, allo stesso tempo, lo sguardo alla naturalità dei materiali, il recupero è elemento cardine nella produzione di Piet Hein Eek, di memoria oltre che di materiali, all’insegna del “nulla va sprecato, o dimenticato”. Legni, alluminio, rame diventano mobili, tavoli e sedie. La materia è esibita e il processo creativo si svela: il design è raw, grezzo e neoprimitivo, ma l’operazione concettuale e eco-sensibile. Nel rispetto dell’ambiente, imperativo categorico del design più attento, e nella duttilità di approccio che, al variare di tecniche e materiali, modifica l’approccio progettuale. In ossequio a un senso profondo della materia che ricorda l’arte del ready-made. 

 

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