Ecodesigner
25 nov 2010Inserito in in: Ecodesigner 0
Riciclare è un’arte (da rivoluzionari).
Ricrearte di Sabrina Locatelli

Il tappeto Rothko


Riciclare. Un gesto da resistenti, in un mondo dove lo spreco è una deriva irresistibile, e il bisogno di nuovi consumi ossessione collettiva e imperativo categorico. Riutilizzare e recuperare per creare oggetti d’arte è agire controcorrente, virando verso quell’altro mondo possibile che, su queste pagine, viene raccontato dal punto di vista del design e della progettazione di oggetti di arredo.
Creare oggetti durevoli, scegliere materiali riciclabili, allungare la vita di quel che, altrimenti, contribuirebbe ad aumentare il volume, già insostenibile, dei nostri rifiuti, è da rivoluzionari.

Sabrina Locatelli, architetto e designer, esprime il suo dissenso al consumismo imperante grazie ai manufatti di Ricrearte. Recupero di materiali di scarto, progettazione e realizzazione artigianale di lampade, a parete, sospensione e da terra, tappeti e poltrone, specchi, sedute e tavolini, in nome di un gesto più denso della mera provocazione, che chiama in causa il rispetto per l’ambiente e la sostenibilità, appunto. Anche economica di quel che viene prodotto, alla portata di un pubblico medio – senz’altro un ulteriore elemento di plauso verso il suo lavoro.

Le abbiamo chiesto di raccontarci come nascono le sue creazioni.

Nei tuoi lavori si utilizzano materiali non banali: nell’ideazione e nella realizzazione, dunque, come hai gestito gli aspetti funzionali? Ti sei mai scontrata con delle difficoltà costruttive o pratiche? In questo caso, che tipo di innovazione funzionale ne è risultata?
Lo studio, la ricerca e la scelta del materiale risultano determinanti dell’intero percorso di realizzazione di ogni singolo oggetto, dall’ideazione alla completa esecuzione.
La ricerca del materiale risulta quindi molto accurata, poiché spesso è questo a determinare la forma e la funzione dell’oggetto.
Dalla scelta del materiale passo poi alla fase progettuale, che non riguarda solamente l’oggetto in sé e il suo valore estetico, ma anche gli strumenti di esecuzione. Per la realizzazione del tappeto Rothko, ad esempio, in feltro di lana vergine intrecciato a mano, ho ideato un telaio molto elementare che mi permettesse di intrecciare una trama grossa. Tradizione e innovazione insieme, la tecnica antica della tessitura e il tema innovativo della sostenibilità, intesa contemporaneamente come idea, stile di vita, modo di produrre. Dalle cimose della lavorazione del feltro, lunghe circa 50 metri ciascuna, spesse e caratterizzate da una cucitura eseguita prima del taglio con filo di colore “a contrasto”, la tessitura permette di passare a un intreccio a trama grossa che mescola il colore del feltro a quello della cucitura secondo un andamento irregolare (dovuto alla torsione naturale della fibra in fase di lavorazione) che dà vita a inedite nuance. Non servono cuciture, le varie cimose sono soltanto intrecciate l’una con l’altra e la tecnica consente di ottenere infinite varianti, scegliendo colori differenti e diverse modalità di assemblaggio, così che ogni tappeto è un pezzo unico. Ancora, per la realizzazione delle lampade Fringes, ho studiato alcuni strumenti che potessero velocizzare il lavoro di foratura dei tappi.

Al di là dell’estetica, che senz’altro è una componente importante nei tuoi lavori, come giudichi i valori d’uso dei tuoi pezzi? la semplicità di utilizzo è un obiettivo che ti prefiggi?
Ciò che considero importante nei miei lavori, al di là della progettazione estetica, è sicuramente il valore aggiunto di eco-compatibilità, poiché i materiali utilizzati sono prevalentemente recuperati o a basso impatto. Essendo i miei lavori a cavallo tra design, arte e artigianato, la semplicità di utilizzo è spesso una conseguenza, oltre che un obiettivo.

Il tema ecologico entra nella forma del riutilizzo creativo, del recupero che, come spieghi, non è una provocazione ma un criterio fondante. Come si è evoluto nel tempo il tuo rapporto con i materiali? Forse oggi utilizzeresti materiali usati impensabili quando hai iniziato? Oppure pensi di tornare anche ai materiali nuovi (magari comunque naturali o a basso impatto)? Come ti poni oggi rispetto al riutilizzo? E come intendi il “design verde”?
Design verde” o eco-design fa sicuramente pensare alla difesa e al rispetto dell’ambiente, ma anche all’educazione a questa stessa difesa. Ogni materiale può riacquistare valore se trasformato e assemblato in forma diversa. Questo per me è il senso dell’eco-design: considerare la possibilità di reinterpretare ciò che già esiste, lontano dalla logica dell’usa e getta praticata senza attenzione da questa cultura consumista.
Per questo motivo la ricerca del materiale diventa fondamentale.
Rispetto agli inizi utilizzo un criterio più selettivo nella scelta del materiale e a volte è proprio una scoperta. Le corde in feltro sono scarti di lavorazione di un’azienda tessile, conservate da anni proprio perché considerate di materiale nobile (feltro di pura lana vergine al 100%) in attesa che qualcuno ne facesse buon uso.
Non escludo tuttavia di porre anche attenzione a quella ricerca che si occupa dello sviluppo di materiali innovativi che spesso coniugano nuove tecnologie e sostenibilità ambientale.

La lampada Fringes nella variante colorata


Dieci parole e dieci righe per descrivere la filosofia del tuo lavoro.
Ecco le dieci parole: design, sostenibilità, reinterpretazione, riutilizzo, ricerca, studio, progettazione, materia, forma, strumenti.
Ed ecco la descrizione: RICREARTE progetta, produce e commercializza oggetti di design innovativo utilizzando prevalentemente materiali recuperati. Da qui la definizione [eco]design, inteso come re-interpretazione dell’oggetto scartato e come gesto di resistenza al fenomeno contemporaneo dello spreco compulsivo.
Una continua dinamica dialettica caratterizza l’intero processo, dall’ideazione alla realizzazione, attraverso la ricerca dell’equilibrio tra forma, colore, materia e proporzioni.

www.ricrearte.it

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