Ecodesigner
11 nov 2010Inserito in in: Ecodesigner 0
Who Made, design ad alta densità.
Equo, sociale e per il largo pubblico
Il vaso Impronta

Come si traduce in oggetti concreti il concetto di “design per il sociale”? Forse una risposta possibile viene dall’unione di design e cooperazione internazionale. È l’idea che ha ispirato Edoardo Perri, che, una decina di anni fa, ha pensato di unire commercio equo e solidale per promuovere la nascita di gruppi di lavoro che realizzassero, nel Sud del Mondo, oggetti co-progettati con designer occidentali, valorizzando materie prime, competenze e tecniche di produzione locali. Un design “ad alto valore umano aggiunto” la cui scommessa era di accostare al commercio equo design e progettazione equa, nel riconoscimento di un valore culturale destinato altrimenti ad andare perso perché condannato da logiche commerciali e che, invece, nella progettazione può venire bene espresso. All’inizio gli artigiani sono stati scelti all’interno del circuito del commercio equo ma, con il passare del tempo, Edoardo Perri ha iniziato a cercarli da sé, e a selezionarli.

Dopo qualche anno di rodaggio e la conferma della bontà dell’idea, ha creato un’organizzazione, Todomundo, che dopo tre anni di lavoro, è stata snellita, confluendo in un contenitore più agile e, liberata del fardello gestionale e organizzativo dell’associazione, ha fatto perno sul network delle esperienze per spingere l’operatività e aumentare il volume della produzione. Così, nel 2008, è nata Whomade, che mantiene come cifra l’opera manuale dell’artigiano, che nel frattempo, oltre che boliviano o indiano, può essere anche milanese, perché “se l’approccio cambia a seconda del percorso creativo”, spiega Perri, “l’artigiano pesca sempre dalla cultura. Il percorso fatto con gli artigiani è fruttuoso, dal punto di vista didattico, il training fatto sul posto ha dato buoni frutti, si è negli anni alzato l’obiettivo, passando dagli oggetti molto economici tipici del circuito del commercio equo a pezzi sofisticati, di maggior valore estetico e manifatturiero. Abbiamo spinto per la qualità e la promozione di processi produttivi innovativi”.

Non per caso descrivono il loro come design for the avant-craft, un’avanguardia creativa e etica.
Due designer e centinaia di artigiani, dunque, “con cui spesso non c’è neppure lingua comune, e i modi e le forme dell’incontro sono tutte da inventare”, per oggetti densi, com’è giusto che sia il prodotto di tante stratigrafie, di cultura, storia, tecnica, tradizione, materiali.

D’altra parte, l’aver imboccato questa direzione, ha posto l’esigenza di una rete distributiva adeguata e oggi quel che si fa è di costruirla in loco, in maniera generalizzata rispetto a tutti i nodi del network. Così, Whomade vende in India i pezzi prodotti laggiù perché le spese di trasporto e stoccaggio incidono troppo sul prezzo finale se venduti in Italia e, invece, “anche il prezzo al consumo dev’essere equo.
I nostri oggetti devono poter arrivare alle grandi catene, perché vengono prodotti in grandi quantità e viaggiano poco. Vogliamo abbandonare le gallerie, che sono circuiti interessanti ma elitari, che valorizzano moltissimo le serie limitate, ma che iniziano ad andarci un po’ strette”.

In effetti, Whomade produce ancora serie limitate e ha sinora affidato la distribuzione a circuiti alti, gallerie a New York, Parigi, Madrid e naturalmente Milano. Da settembre, però, si annunciano grandi novità e l’allargamento della base distributiva, a comprendere anche il grande pubblico, con l’obiettivo di un’azione di massa e incisiva.

Lo sgabello Gnaro

Le ultime due collezioni sono un omaggio alle tecniche low-tech dell’artigianato brianzolo, reinventate in complementi d’arredo evocativi. Così le lampade Luz Raiz, dalla forma corallina, in tondino di ferro smaltato, il tavolino luminoso Capela che trasfigura la tradizionale pentola per le caldarroste facendone in paralume da salotto, le ciotole e centrotavola Loha Silphi, ferro battuto che forza i limiti fisici del materiale, di cui si utilizzano soprattutto scarti, resi malleabili e lavorati con i piedi -!- oltre che con pinze e martello. Così, nei contenitori Thorn e Wave la lastra metallica ‘lievita’ nelle tre dimensioni attraverso intrecci, trame e contorsioni. La serie Gnaro, in ferro tornito, recupera la tradizione del ferro tipica della Val Camonica per dare forma a oggetti dalle forme semplici, calco di secchi e padelle della cultura contadina locale. E ancora, le serie limitate di vasi in vetro di Murano, Equilibrista e Acqua Alta, e in blocchi di alluminio, impronte per scarpe che diventano I 99 pezzi delle serie Impronta.

www.whomade.it

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