Ecodesigner
05 gen 2011Inserito in in: Ecodesigner 0
Clab4design. La progettazione
umano-compatibile racconta storie
(di legno e sublimi imperfezioni)

Il tavolo G-Lab

Ci sono percorsi sorprendenti, che ci guidano alle cose riportandoci a noi stessi, superando a volte distanze che, a tutta prima, parrebbero sconfinate. Così, si può laurearsi in Economia e commercio, ma averci lo stesso il pallino del disegno, della scultura. E allora, mollata la carriera manageriale per una scuola professionale in falegnameria artistica, si fa pratica con un falegname finendo per aprire, esito naturale, il proprio laboratorio-studio. È il percorso, tortuoso e coerentissimo, di Umberto Dattola, anima, con Alessandro Bazzoli, del marchio Clab4design, nato per togliersi qualche soddisfazione in più, un po’ oltre i mobili su commissione – che pure restano parte del progetto e del lavoro.

Clab4design è nato solo un anno fa, con un piccolo catalogo di pezzi. Oggi ha pochissimi rivenditori e nessun agente. Vendiamo soprattutto via internet e sta andando bene, con un buon riscontro di pubblico e una forte attenzione. Manteniamo, però, un rapporto personale con il cliente, che resta un committente e può decidere se e come modificare un pezzo, nella forma, materiali e finiture. Spesso accade che sia proprio la committenza che smussa un po’ la nostra vocazione ecologista: noi, e in particolare Alessandro, tenderemmo all’integralismo. Fosse per lui – sorride – da qui uscirebbero fare solo mobili non finiti, lasciati al grezzo, senza oli né vernici. Invece, non pretendiamo di imporre un gusto che è ancora un po’ pionieristico. A seconda della richiesta, la finitura può spaziare dal non finito alla laccatura”.

D’altra parte, la riflessione sui materiali e sulla riciclabilità e il riutilizzo sono ben presenti nei pezzi Clab4design: sono stati progettati una credenza e un mobile portapalle, i Recycling freccia rossa, con materiali recuperati da condutture di aerazione in metallo zincato, e, in generale, le finiture sono naturali, si privilegia l’olio naturale, optando per quello sintetico solo quando l’impatto in termini di producibilità e smaltibilità è più contenuto – “a volte l’olio naturale ha elementi più tossici e allergizzanti, paradossalmente” – e il legno viene da foreste europee certificate FSC -ovvero rovere, abete, larice, faggio, ciliegio e, ultimamente, noce della Franciacorta. “Molto sporco”, chiosa Umberto, “pieno di nodi e venature, e dai colori cangianti: in una falegnameria tradizionale non entrerebbe mai, qui da noi è perfetto!”.

A riprova ci sono i pezzi della serie I’m a woodworker, che mantengono a vista le imperfezioni (o presunte tali) e anche i segni tracciati a matita in fase di realizzazione. Così come il tavolo g-lab, autentica ricerca sulla forma della pianta, si ottiene da tavole lasciate intere rispettando la forma dei contorni – stile free form o free edge – e viene lavorato senza usare carta vetro per avere la massima lucentezza che le venature possono esprimere (e la carta vetro inevitabilmente opacizzerebbe). “Le storie mi affascinano, da sempre, sono il bagaglio delle persone che incontriamo. Così, i segni che io lascia sono una traccia, raccontano di me, testimoniano della manualità del fare, che passa nella mia grafia. Io riconosco segni più nervosi a seconda dell’umore di quanto li ho fatti”.

Umberto non ha dubbi sul senso del suo e del lavoro degli altri collaboratori di Clab4design: l’eco-compatibilità si declina piuttosto in umano-compatibile, che pone il rispetto di sé e dell’altro alla base della creazione. “Quando ci chiedono di montare gambe in plexiglas o di laccare anziché finire con una smaltatura all’acqua, lo facciamo. Sono compromessi accettabili dato che, se vuoi convincere persone di bontà dell’eco-compatibile, è meglio affascinare che convincere: se si seduce qualcuno, è più facile che aderisca a una certa idea”.

La credenza I'm a woodworker

Così, tra i clienti, persone che hanno in media tra i 30 e i 55 anni, mediamente istruite, che leggono e s’informano e sono tendenzialmente aperte al nuovo, solo il 10% opta per la finitura al 100% ecologica. D’altra parte, conclude Umberto, “quando ho iniziato ho deciso di essere me stesso e vivere le cose come mi piacciono e come le farei. Non voglio che calcolo dell’impatto diventi un’ossessione”.

www.clab4design.it

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