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25 mar 2011Inserito in in: Ecodesigner 0
Immagazzinare valore e qualità verde a prezzi democratici. I mobili contenitori di Housefish

Contenitore Key in ambiente ufficio

Mobili contenitori o, all’inglese, piccoli magazzini, dove il termine storage sembra evocare – forse all’orecchio non madrelingua – spazi di dimensioni industriali, chiusi dietro le ante. Housefish è una piccola azienda, creata da Scott Bennet una quindicina di anni fa, che dei mobili-magazzino ha fatto il proprio cavallo di battaglia, con una catalogo che si limita quasi esclusivamente a contenitori modulari, impilati uno sull’altro, per la casa e per l’ufficio – dove, forse, visti la sobrietà di linee e colori, trovano una collocazione persino più azzeccata.

Materia prima è un multistrato certificato FSC: “produrre multistrato implica un utilizzo molto efficiente della risorsa legno, con pochissimo spreco”, chiosa Bennet. “In più, quando il legno è prelevato da foreste FSC, viene garantito anche il rispetto dei tempi di ricrescita degli alberi e preservata l’integrità delle foreste. Oltre al legno, facciamo uso di molto alluminio che ha, tipicamente, un alto contenuto di materiale riciclato. La riciclabilità, però, non è una prorità cogente. Forse perché i nostri prodotti sono pensati a fatti per durare moltissimo tempo. L’accento resta sulla salute umana, così che, anche nelle finiture, la scelta è di prodotti senza formaldeide e COV (composti organici volatili). Piuttosto che pensare a come verranno smaltiti i nostri mobili, cerchiamo di ridurre il volume degli imballaggi e abbiamo eliminato la plastica dalla confezione, che richiede secoli per lo smaltimento. Così, spediamo i nostri pezzi, smontati, in pacchi piatti, con un risparmio su carburante e costi di spedizione”.

L’obiettivo di un design verde, d’altra parte, è perseguito intenzionalmente sin dall’inizio, sulla base di una spiccata sensibilità ecologica dello stesso Bennet, che non si capacita di come, per molte altre compagnie, non sia una preoccupazione primaria. “La funzionalità”, prosegue, “è altrettanto importante: il nostro approccio al design è molto pratico, per noi il ‘cosa fa’ è tanto significativo quanto il ‘che aspetto ha’. Rispetto ad altri sistemi di assemblaggio, poi, che utilizzano viti e cerniere, i nostri pezzi vengono fissati grazie a chiavi di alluminio. Il sistema ha richiesto un certo sforzo per essere sviluppato ma il risultato è un pezzo che si assembla in pochi minuti, e si smonta allo stesso modo, pur garantendo forza e stabilità. La funzione è parte dell’estetica – e non ce lo nascondiamo. È l’essenza del modernismo, no?”.

Pezzi semplici, dunque, all’apparenza, perché, invece, farli richiede attrezzature complesse. Le parti sono tagliate da macchine a controllo numerico e attraversano diversi passaggi: “precisione millimetrica, altrimenti il montaggio non riesce”, spiega Bennet.

Mobile contenitore Key a quattro moduli

Un altro obiettivo è che i clienti apprezzino quel che acquistano – “altrimenti, rendo loro il denaro, anche se, per fortuna, non è stato necessario sinora” – e che il prezzo sia democratico: “è un obiettivo a cui teniamo molto. Certo, il rigore del nostro approccio rende difficile essere competitivi rispetto a cui sposta la produzione in Asia e impiega materiali di bassa qualità, specie perché, all’apparenza, i loro pezzi sono simili ai nostri. Ma se quelli durano 5 o 10 anni, i nostri ne dureranno 50! E non contengono niente di tossico o nocivo alla salute. Sulla lunga distanza, fa la differenza, anche più del denaro. Certo, ci vuole un certo tipo di sensibilità per apprezzarci: chi sta cercando solo un mobile contenitore, non sarà un nostro cliente, con tutta probabilità. D’altra parte, grazie ai materiali a ai nostri metodi di produzione, abbiamo mantenuto stabili i prezzi negli ultimi quattro anni, contrariamente a rialzi del 20% e più di molti importatori. Così, i nostri mobili diventano sempre più convenienti”.
Un obiettivo che dovrebbe essere di tutto il design, soprattutto quello con dei contenuti etici e verdi.

www.housefish.com

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