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24 lug 2011Inserito in in: Ecodesigner 1
Massi Adami. La sostenibile
leggerezza dell’autoproduzione
Magma Fossile – Massimiliano Adami

Massimiliano Adami non ama i giri di parole e, alla domanda, Il tuo lavoro è sostenibile? risponde, con limpida schiettezza, di no. Non in modo sistematico, almeno. Parola d’ordine o vezzo, nei confronti dell’autentico tormentone, non dell’estate, ma delle ultime stagioni del design, nostrano e internazionale, Massimiliano, artista/artigiano/designer quarantenne con un curriculum sostanzioso – una personale in Triennale, Magma fossile, nel 2009, e collaborazioni con decine di aziende, da Cappellini a Refin, da Meritalia a – che, allo stesso tempo, abbastanza concede al glam – i suoi pezzi, tutte serie limitate a metà strada tra arte e design, sono distribuiti in gallerie d’arte e concept store di standing, quale, ad esempio, lo spazio Rossana Orlandi – ripercorre la tappe della sua attività lavorativa e riconosce di avere, qui o là, impiegato materiale di recupero, quale, ad esempio, cocci di ceramica – nel Frammentavolo, composto a partire da scarti di ceramica artistica di Castelli d’Abruzzo – o contenitori in plastica, bottiglie, flaconi e così via – nei Fossili moderni – senza che la scelta fosse motivata dall’obiettivo, per l’appunto, di un riutilizzo virtuoso dei materiali.

“La scelta dei materiali”; spiega Adami, “dipende dal risultato che mi prefiggo con l’opera, non dalla volontà di realizzare un prodotto sostenibile. La sostenibilità implica la necessità di aderire a un protocollo metodologico rigoroso, che è facile mancare, se solo non si rispetta un parametro. Quello che è sostenibile, nel mio caso, sono le modalità di produzione”. Adami si definisce “un designer auto-produttore: oggetto e progetto sono la stessa cosa, in quest’ottica, poiché non c’è processo industriale, e serializzazione, che elimina una lunga serie di passaggi. Nella fase progettuale è già implicata la costruzione, nello sviluppare un’idea passo inevitabilmente alla costruzione di un oggetto, di cui verifico la bontà nella concretezza del fare, e del suo farsi. Nulla a che vedere con il design industriale: è un’altra scala, il designer è uno che disegna e fa prototipare gli oggetti da un soggetto altro per verificare che quel che ha pensato funzioni. In senso lato, dal punto di vista estetico e pratico. Finché disegni tutto è possibile, il vetro si può curvare all’infinito. È solo nel passaggio alla realizzazione di quell’oggetto che si scopre che il grado di curvatura del vetro è un preciso limite fisico. Per contro, io quasi non disegno. Costruisco l’idea, invece, assemblandone le parti”.

L’auto-produzione – che sta montando ed è un altro filone, oggi, così che molti se ne fregiano per ragioni puramente di marketing – è ecologica, perché, semplicemente, ha meno mezzi. È un’attività artigianale che esclude la macchina, la serializzazione. Poi, a questa base che è una scelta di campo e definisce, in termini puntuali, un perimetro d’azione, implicando, di conseguenza, anche forme di circolazione e di fruizione peculiari, si può aggiungere un elemento di sostenibilità ulteriore. Così, accade di riutilizzare oggetti già pronti. Nella serie Cheap Murano, calici ottenuti tagliando e rifilando bottiglie di varie forme e colori, in un gioco di rimandi ironici rispetto all’originale di cui copia, pur conservandone il richiamo emotivo.

Chiosa Adami: “Ricreo, con un materiale povero, lo stesso tipo di oggetto, che ha naturalmente ragion d’essere solo nella relazione all’oggetto di cui è citazione e rappresentazione, più che ri-produzione. Quel che resta, invariata, è l’emozione, che è la stessa e viene smossa, la stessa e differente, la stessa nella differenza. Questi bicchieri, così, si possono mettere nella stessa vetrinetta – o quel che oggi assolve questa funzione – dove stanno quelli preziosi, oppure si possono buttare, regalando una libertà che gli altri non danno”.

L’immissione di un contenuto ecologico in un oggetto ne sovverte la progettazione e riscrive tutto il processo di produzione: se è ben condotta, e spinta fino alle conseguenze, l’opzione ecologica esprime un’alternativa pur se “l’impatto zero non esiste. Neutral emission è un marchio che spesso non denota più nulla di integrato al sistema produttivo, se si può vantarsi di essere verdi perché si sono comprati pezzi di foresta. Invece, produrre in modo ecologico è una faccenda molto complicata”.

Quel che faccio io è di inserire il recupero all’interno di una cornice ecologica di produzione artigiana che è naturalmente a bassissimo impatto. All’interno di questa cornice, d’altra parte, è del tutto plausibile utilizzare anche materiali sintetici che enfatizzano la qualità ecologica del progetto: penso al tavolino torta di compleanno, il cui perimetro è un ricco strato di crema in volute, fatte di schiuma dura. Aveva senso che fosse così, ho scelto con coscienza un materiale sintetico”. Massimiliano Adami scarta soltanto per colpire ancora più dritto nel segno: “il sistema industriale si regge su logiche produttive ad altissimo impatto, rette da una logica consumistica, per cui non vale conservare, quel che si acquista ha vita sempre più breve. La filosofia vincente è di proporre mobili a basso costo – e bassa qualità – perché saranno sostituiti presto. Chi si fa fare un letto o un tavolo da un falegname? La logica del basso prezzo viene scardinata soltanto a monte, quando si decide che si vuol comprare il ‘divano dei prossimi vent’anni’. E allora si va da Cassina, magari anche all’outlet che fa la svendita una volta l’anno, e non all’Ikea”. A guardare le nostre case, è proprio così: sono un insieme di pezzi di passaggio e di mobili che vogliamo lasciare ai nostri figli, che magari sono stati dei genitori e dei nonni. Così, la credenza in ciliegio o in noce è anacronistica, sconfitta dal mercato: chi produce più mobili in massello oggi, anche tra le firme dell’arredamento? Anche trovare un falegname è un’impresa eroica.

I bicchieri della serie Cheap Murano

www.massimilianoadami.it

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One Response

  1. [...] progetto”. Si tratta di considerazioni che, peraltro, lo stesso Adami non si nasconde [si veda Massimiliano Adami, la sostenibile leggerezza dell'autoproduzione]. Quali sono, dunque, i nomi? “Vicino ad Adami – nel senso che si conoscono e si stimano [...]

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