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24 lug 2011Inserito in in: Ecodesigner 0
Studio 4P1B. Quando la sostenibilità
mette di buonumore
Quattro giovani progettisti e un'attitudine intelligente e ironica alla progettazione, improntata alla più rigorosa sostenibilità. Studio 4P1B, creatività densa di contenuti.

La lampada Toy prodotta da Martinelli e creata da studio 4P1B

Marco de Santis, Simone Fanciullacci, Antonio de Marco, Antonietta Fortunato. Si sono incontrati al Politecnico una dozzina di anni fa e non si sono più lasciati. O meglio, lo hanno fatto solo per lo stretto necessario a dar forma a quattro diverse personalità progettuali. Dopo la laurea, dunque, hanno scelto percorsi diversi, pur restando in contatto. Completati master e apprendistato in studi di progettazione, hanno deciso di fare il salto, in un momento in cui – paradossalmente, forse, ma con grande acutezza – la crisi mordeva di più. “Piuttosto che ritrovarsi senza lavoro da un giorno all’altro, come stava accadendo a tanti”, spiega Simone, “abbiamo giocato d’anticipo”. Forse non aspettavano che un’occasione, e così hanno creato 4P1B, che, a dispetto della giovane età – lo studio è stato fondato soltanto due anni fa – annovera già una serie di committenze, Martinelli – la lampada Toy è stata premiata con l’iF Design Award 2011 -, Pinetti e Bussolari, e, accanto al prodotto, sviluppa anche progetti di allestimenti e interior design.

Quest’anno 4P1B, invitato al Salone Satellite, ha presentato un intero ambiente, con una libreria, Traliccio, dove le mensole sono ridotte ad un profilo rettangolare di tondino piegato che, grazie all’inclinazione, può accogliere libri e, completando con semplici elementi di appoggio, ogni sorta di oggetto; una poltrona, Filicudi, che è, meglio, una mezza amaca, con la scocca in tubolare metallo smontabile, senza viti ma tutta a incastro, comoda e leggera, in tessuto e profili rinforzati in cuoio – divertente e basculante -; un tappeto, Bellagio, fatto di strisce di tessuto offerte da Quadrat, un produttore di tessuti, che cambia colore a seconda dell’orientamento delle strisce stesse; infine, un tavolino da appoggio, Mercurio, formato da due piani tondi, di cui quello sottostante, a specchio, riflette i motivi della carta da parati del sovrastante.

Ci hanno accolto nel loro studio di via Iglesias, dove si sono trasferiti dallo scorso ottobre, e abbiamo fatto una bella chiacchierata sul tema della sostenibilità. La premessa è chiara: “La sostenibilità non può più essere un ‘filone’ una componente intrinseca di tutto il. design. Se in passato questi temi erano meno sentiti e anche non così attuali, oggi è maturata una consapevolezza diversa e progettare con attenzione a questi elementi non dovrebbe più essere un plus ma un obbligo, senza la quale il progetto stesso perde, in parte, di significato”.

Incorporare l’eco-compatibilità in fase progettuale significa orientare tutte le proprie scelte: nessuna preclusione ma, dalla scelta dei materiali allo studio del packaging, le decisioni sono stringenti. Così, ad esempio, questa la riflessione di 4P1B sull’utilizzo del cartone, da qualche anno in gran voga: “Il cartone funziona, certamente, è un materiale riciclato, leggero e adatto a essere trasportato”, spiega Simone. “Studiando il corretto assemblaggio, si può anche avere ingombri minimi. Lo abbiamo usato per molti allestimenti, realizzando, ad esempio, una serie di sedute per il privé di Ferré, allestito nei giorni del MITO 2010. Non lo pensiamo, però, per i mobili di casa: il ciclo di vita del cartone è brevissimo, e allora: meglio una poltrona di cartone che dura due anni o una di Cassina che dura non solo la tua vita tutta, ma passa ai tuoi figli? Il costo iniziale è diverso ma solo se non si stabilisca una corretta prospettiva.

“Noi siamo molto attenti, quando progettiamo un mobile, alla riciclabilità e alla possibilità di disassemblare le parti, separando i diversi materiali. Lavoriamo molto sul giunto, in modo che sia semplice smontare il pezzo nei suoi componenti. Sono due aspetti senz’altro percepiti come un valore aggiunto con valenze economiche reali, così come la facilità di spedizione, che riduce consumi e quindi costi per l’azienda. Ancora, la nostra scelta ricade su materiali disponibili in loco, che non debbano superare migliaia di chilometri tra il luogo d’origine e quello di produzione. Poi, abbiamo utilizzato materiali riciclati, di recupero, scarti di lavorazione. La polvere di cuoio, ad esempio, è un sottoprodotto dell’industria conciaria, che si trova in commercio come cuoio riciclato, ovvero polvere di cuoio mescolata a un collante vegetale che produce uno spalmato, un foglio che può essere colorato in modo diverso. Partire da qui per un oggetto di design è nobilitare un materiale altrimenti destinato allo smaltimento. Invece, noi ci facciamo un gamma di svuota-tasche e cestini che si montano, facilmente, a incastro e si possono spedire piatti”.

I materiali riciclati non sono più difficili da reperire, e, nel caso di 4P1B, capita che sia l’azienda stessa che lavora la materia prima a proporre di utilizzare i residui del processo produttivo. In più, l’utilizzo del materiale riciclato, è molto apprezzato dal mercato: “Viene nettamente percepito come un valore aggiunto quando, secondo noi, dovrebbe essere la normalità. Sta al designer, alla responsabilità del progettista far sì che lo diventi sul serio. E questo vale per qualunque altro criterio, il basso consumo, ad esempio. Così, quando abbiamo dovuto progettare una lampada, abbiamo optato per una sorgente a led in striscia e parti in metallo. In questo modo, il consumo sarebbe stato il minimo possibile. Oggi, chi decida di progettare lampade e luci, non può prescinderne e far finta che questa cosa non esista. In effetti, il mercato procede in questa direzione: se ci sono ancora lampade a incandescenza – ma sono sempre meno, poiché sono al bando per legge e scompariranno entro il settembre 2012– e molti ancora progettano con le alogene, la ricerca in tecnologia promuove ormai l’impiego di led e fluorescenze, che hanno ormai moltissime possibilità di applicazione. Non per nulla, anche le lampade storiche – la Tolomeo di Artemide – viene proposta in una versione a led”.

La chiacchierata si sposta su un altro tema, quello dell’accessibilità del design, ovvero della sua democraticità di prezzo. “Il prezzo varia in base al metodo di produzione dell’oggetto e, anche se è industriale, può includere una serie di passaggi dispendiosi. Poi, certo, quando si parla di ‘azienda di design’ si indica una realtà che produce oggetti molto spinti anche dal punto di vista formale, di ricerca e di alta qualità, di cui l’alto prezzo è un corollario abbastanza naturale. D’altra parte, anche i prodotti più accessibili, distribuiti in negozi popolari, sono oggetti disegnati, anche se l’accento, per le aziende che li producono, non è sulla firma ma sulla distribuzione. Viceversa, l’azienda che si rivolge a un altro tipo di pubblico, chiede un prodotto sofisticato, elitario, il cui valore e qualità vengono percepiti anche attraverso il prezzo. Martinelli, ad esempio, che produce la nostra Toy, ha un target medio-alto, a cui offre un prodotto di qualità poiché è fatto interamente in Italia, con materiali, il metallo e il led, nel nostro caso, di qualità. Si paga anche la capacità di un produttore di selezionare un certo tipo di prodotto. Andando a una nicchia ancora più piccola, noi stessi abbiamo in commercio, venduto all’interno del negozio di Jannelli&Volpi a Milano oppure via internet (anche sul nostro sito), un candelabro fatto in tubi di ghisa, Pipe, che pensavamo come pezzo ironico per le liste nozze. Abbiamo fatto una ricerca sui fornitori, in modo da averne uno molto economico, ma si tratta di un prodotto realizzato in pochissimi esemplari e assemblato e rifinito a mano. Il prezzo – Pipe costa 60 euro – non può non tenerne conto”.

Oggetti frizzanti, giovani come loro, dai nomi poetici ed evocativi. I ragazzi di 4P1B riescono nell’obiettivo che dichiarano di prefiggersi, “unire ricerca formale e un pizzico di intelligenza in oggetti di cui ci auguriamo ci si possa un po’ innamorare, oggetti parlanti, con cui si crei un rapporto. In fondo, i pezzi classici della storia del design erano pensati un po’ così, creavano un rapporto con la persona. Eclissi, di Artemide, per fare un esempio. Una lampada che instaurava un rapporto attraverso il gesto, semplice – si faceva da bambini, e stupiva, faceva venire la curiosità di capire come fosse fatta – di ruotarla. Altra chiave è la semplicità, non il minimalismo, che è un po’ brutale, freddo, e arido. Oggetti essenziali e ironici, che strappino un sorriso”.

 

La poltrona Filicudi, il tappeto Bellagio e la libreria Traliccio - studio 4P1B

www.4p1b.com

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