Materia&Innovazione
17 dic 2011Inserito in in: Materia&Innovazione 0
Mille e uno bambù. Il segreto di un materiale unico
Dai giardini alle case il passo è stato lungo - quasi due secoli - ma è valsa la pena di aspettare. Ecologico per natura essenziale, oggi con il bambù si fa parquet di qualità superiore e, fuori dell'Italia, è elemento di ardite architetture.

Piante di bambù

Dai giardini con un tocco d'Oriente – che restano incontrastato luogo d'elezione – agli abiti verdi e alla cosmetica, dove è sempre più diffuso nella preparazione di prodotti per la pelle o i capelli. Passando per un'innumerevole varietà di applicazioni: canne da pesca, stuzzicadenti, carta, carbone, stoviglie e utensili da cucina. Il bambù è il grande protagonista dei campioni della sostenibilità: ecologico per natura essenziale perché matura in un solo anno, e raggiunge in sei, sette la consistenza tipica del legno, catturando quantità molto superiori a qualunque albero in virtù di questa rapidissima crescita. Richiede poca energia in fase di trasformazione ed è un materiale di altissima qualità. Inoltre la crescita è pressoché spontanea ovvero il bambù non va ripiantato perché ricresce dalle radici. Alcune specie, anzi, sono considerate persino infestanti.


Le applicazioni si moltiplicano nell'Occidente che scopre le virtù di un materiale tradizionale che, nel Sud-Est asiatico, India e Cina in testa, è impiegato da secoli per cesti, stuoie e articoli intrecciati, strumenti musicali, utensili di cucina, giocattoli, tubazioni per l’irrigazione e il trasporto dell’acqua, incensi rituali. I teneri germogli primaverili sono consumati come cibo in gran parte del continente asiatico e le foglie sono un ottimo foraggio per gli animali. In effetti, in Cina il bambù è il fulcro dell'economia di intere regioni. Se come fibra tessile ha proprietà traspiranti e antibatteriche, come combustibile ha una resa più alta dei carboni tradizionali e se ne studiano le applicazioni come biomassa.


E sin qui abbiamo trascurato il settore dove le applicazioni sono senz'altro le più massicce, ovvero quello dell'edilizia e dell'architettura. Le canne di bambù sono da millenni materiale da costruzione, amico dei poveri per la sua abbondanza che è il segreto della sua economicità. Super-resistente – test recenti hanno documentato una capacità di sopportare terremoti di magnitudo 8,3 – e al tempo stesso leggero, di bambù sono fatte milioni di case nel mondo, dai pilastri ai solai alle capriate, i muri perimetrali, le pareti interne, le porte, le finestre, i soffitti e i tetti e ogni Paese ha sviluppato metodologie costruttive peculiari. Così, se in Sud America con i culmi – ovvero i fusti, per intenderci – di bambù si fabbricano arditi ponti sospesi, nell'intera Asia sono largamente utilizzati per i ponteggi.


La riscoperta – o forse la scoperta, anche se il bambù in funzione ornamentale si è diffuso sin dal XIX secolo – occidentale del bambù inizia negli anni ’80, con il progressivo decrescere delle risorse forestali, specie tropicali. Così si è sviluppato un filone di ricerca volto a migliorarne le prestazioni poiché, se utilizzato com'è disponibile in natura, il bambù sconta gli svantaggi di una bassa durabilità, soprattutto quando a questo si sommino errori di costruzione. È quanto ci illustra Jessica Savarese, architetto e responsabile della comunicazione dell'Associazione Italiana Bambù, onlus con una storia trentennale di passione per il bambù nella varietà delle sue declinazioni e catalizzatore per una serie di figure diverse, coltivatori, botanici, paesaggisti, artigiani, designer, costruttori, architetti. L'interesse per il bambù è forte e le tante organizzazioni locali sono raccordate da una rete europea – l’European Bamboo Society, di cui Bambù Italia fa parte – e da un'altra, più estesa, che opera a livello mondiale, l'Inbar, International Network for Bamboo and Rattan.


Qual è, dunque, la scommessa del bambù sul fronte che qui ci preme, quello dell'edilizia e dell'architettura in particolare? Sul versante squisitamente edile, ogni tentativo di utilizzo è ostacolato sul nascere dalla mancanza di standard per un materiale di cui si contano oltre 1.300 specie e non tutte sono adatte per costruire. Dove la disciplina esiste, ad esempio, in sud America, i risultati sono sbalorditivi. Il più noto tra i pionieri è il colombiano Simon Velez, capofila di una scuola di pensiero nel suo Paese, autore di realizzazioni di vertiginosa audacia – Velez ha costruito lo spazio imponente di una cattedrale, intrecciando lunghissimi culmi di bambù. In chiave minore, anche in Italia ci sono architetti e paesaggisti che apprezzano la duttilità del bambù. Lorenzo Bar, ad esempio, oppure Mauricio Cardenas, che lo utilizzano soprattutto per strutture temporanee, di forma geodetica, destinate a ospitare eventi e manifestazioni – per vederne qualcuna www.lorenzobar.com o studiocardenas.it.

Prototipo di rifugio provvisorio in bambù


Sul fronte dell’architettura e dell’arredamento, fortunatamente, le prospettive sono più rosee e più concrete. Il bambù lamellato o pressato, ovvero combinato con colle come truciolare, è base eccellente per mobili, in forma di pannelli, e per pavimenti in parquet. Attualmente, il parquet arriva dalla Cina come prodotto finito e in Italia ci si limita alla sua distribuzione. Si tratta di un prodotto di alta qualità e indirizzato a una fascia medio-alta di mercato, molto resistente perché ha una densità maggiore del legno e di un colore che, al naturale, è vicino al faggio. Con la possibilità di varianti cromatiche grazie a un processo di vaporizzazione – detto carbonizzazione- che consiste nel sottoporre il materiale all’azione di vapore ad alta temperatura. Il colore viene, dunque, modificato in tutto lo spessore e la tinta non scomparirà con la prima levigatura.Uno degli importatori storici, è Bamflor, azienda nata dall’intuizione di Massimiliano Merli.


“Ho iniziato nel 2003, dopo essermi imbattuto quasi per caso nel bambù del parquet e dei pannelli. L’idea di ottenere listelli e pannelli listellari dalle canne, in effetti, non è troppo vecchia: è nata a Taiwan negli anni ‘90 grazie all’invenzione di una macchina provvista di un coltello a stella che, passando attraverso la canna, permette di ricavare listelli che, dopo la sgrezzatura, che li priva dell’interno come della parte più esterna, sono larghi un paio di centimetri e spessi cinque millimetri. Vengono poi selezionati a mano, affiancati e incollati in uno o più strati”.


Le colle utilizzate sono ecologiche?
“La colla più utilizzata è finlandese, marchio Dynea, a basso contenuto di formaldeide e certificata E1 come richiesto dalla la normativa europea. Esiste anche un grado E0 di formaldeide ma l’affidabilità del prodotto diminuisce e quindi anche i produttori più sensibili optano per colle che rispettano largamente la normativa E1”.


Rispetto alle normative di conformità, come si posiziona il parquet di bambù?
“Il nostro prodotto è certificato CE in Italia con classe di reazione al fuoco Cfl-s1 che lo rende idoneo anche alla posa in locali pubblici. Il produttore ha una certificazione Fsc ma questo ente prevede che ogni anello della catena di distribuzione ottenga a sua volta la propria certificazione per poterne utilizzare il marchio, cosa che faremo quando tale certificazione ci verrà richiesta per progetti che la prevedono. È da notare che essendo dal punto di vista botanico una graminacea – quindi un arbusto e non un albero – il bambù comunica di per sé la propria natura di prodotto ecologico e lo standard Fsc, nato per promuovere una gestione responsabile e sostenibile delle foreste, assume una valenza marginale per un materiale che, invece, ricresce spontaneamente e in pochissimo tempo!”.

Sezione di parquet in bambù

Certo, oggi il bambù viene coltivato in enormi piantagioni ma la sostanza resta la stessa. Quel che si sconta, dal punto di vista della sostenibilità ambientale, è la traversata continentale pur se, calcoli alla mano, il debito in termine di emissioni è ampiamente bilanciato dal carbonio catturato dalla pianta durante la crescita”.


Bamflor, pioniera della scelta specifica del bambù, in un momento in cui solo pochi importatori lo affiancavano ad altre varietà di legno, ha potuto beneficiare di una condizione di quasi totale monopolio del mercato, rapidamente venuta meno per l’interesse nato intorno a un materiale così interessante. In compenso, la domanda è cresciuta e l’allargamento del mercato fa sì che il prodotto, più conosciuto e apprezzato, venga utilizzato anche per grandi progetti in grosse quantità. Tra le commesse più importanti: l’università di Campobasso, una residenza per anziani a Legnano, un albergo di lusso a vicino a Padova. Tutti progetti che hanno utilizzato oltre mille metri quadri di pavimenti in bambù. Un trend promettente, che tocca anche i privati. Non per caso una delle domande più frequenti rivolte all’associazione Bambù Italia è: dove posso trovare parquet di buona qualità?

www.bambuitalia.it
www.bamflor.com

Related Posts

Leave a Reply