Materia&Innovazione
04 gen 2012Inserito in in: Materia&Innovazione 0
“La bioedilizia in Italia?
Vende solo se non costa più della chimica”. Parola di Andrea Sandri, product manager Röfix
All'avanguardia sul fronte bioedilizia, Röfix produce una linea di prodotti ecologici, certificati a livello europeo. Dal suo osservatorio privilegiato, considera il nostro un Paese dove il mercato è ancora alla fase pionieristica.

La calce idraulica naturale è utilizzata da secoli nell'edilizia

Recuperare vecchie ricette e adattarle a un mercato divenuto sensibile agli imperativi della sostenibilità applicata all’edilizia. Poca improvvisazione, dunque, e molto rigore, nel solco della fedeltà a una missione aziendale sentita da sempre, dal lontano 1888, quando fu creata, come fornace per calce e mattoni, e insediata sul lago di Costanza a Röthis, in Austria. Il nome scelto per l’opificio, che inaugura la prima sede in Italia nel 1982 a Parcines (BZ), è, in assonanza con il luogo di origine, Röfix. Noto non solo agli addetti ai lavori come produttore di calcestruzzi, intonaci e prodotti di rivestimento, pitture, collanti e sottofondi e tra i leader in fatto di sistemi di isolamento termico.
“Negli ultimi 20 anni si è creata una forte attenzione intorno alla bioedilizia che ha prodotto un vero e proprio boom di prodotti ecologici negli ultimi 15”. Così Andrea Sandri, product manager e responsabile della linea di prodotti ecologici di Röfix Italia, che oggi conta cinque sedi.

Sandri ci spiega che sono stati riformulati sulle esigenze attuali materiali a base di calce idraulica naturale, adattata poi all’intonaco di rivestimento: è nata così la linea CalceClima a zero emissioni, senza impiego di cemento, che comprende prodotti per il rivestimento sia esterno che interno. “Si tratta di un prodotto a base di calce idraulica naturale, ovvero ottenuto da una marna, una pietra calcarea che si estrae in pochissime cave in Europa, non più di una decina. Non siamo estrattori, ma acquistiamo da chi la ricava. CalceClima è un materiale altamente traspirabile e, dunque, un formidabile regolatore di umidità perché ha la capacità di assorbirla quando è in eccesso e rilasciarla quando manca. Per le sue caratteristiche di materiale al 100%naturale, poi, è l’ideale negli interventi di restauro conservativo quando è necessario intervenire con il rifacimento di vecchi intonaci. Nel rispetto della coerenza ecologica, nella creazione della parete di scelgono materiali non cementizi, utilizzando prodotti in calce naturale per l’intonacatura interna e il rivestimento esterno con una camera in legno oppure in laterizio o, ancora, in sughero e laterizio. È la formula per un abitare sano e confortevole”.

I prodotti CalceClima sono certificati?
“Da più sigle: Ibo, istituto di certificazione ecologica austriaco, che ha parametri e disciplinari specifici per l’edilizia molto severi e più evoluti rispetto ad altri. Anab, ad esempio, che pure abbiamo richiesto, ha parametri più morbidi. Ancora, siamo certificati Natureplus.

Perché così tanti marchi sullo stesso prodotto?
“L’esigenza nasce perché Röfix opera in ambito internazionale e, quindi, a seconda dei Paesi, una certificazione piuttosto che l’altra sono più conosciute – e riconosciute – dai nostri interlocutori commerciali.

Ovvero, di chi e cosa stiamo parlando?
“I nostri clienti sono, per lo più, rivendite di materiali per l’edilizia o imprese edili. La scelta di richiedere questa o quella certificazione è frutto di una strategia commerciale, prima che etica, è la risposta al bisogno di attestare che tu faccia quello che dici.

CalceClima è un prodotto di rivestimento per esterni e interni


Avere il prodotto ecologico è una scelta premiante, sul mercato?
“Certo, anche se non è sufficiente avere una certificazione. Bisogna saper distinguere e oggi sul mercato ci sono tanti prodotti venduti come ecologici che, invece, non lo sono affatto!
La certificazione, in alcuni casi, omologa e appiattisce tutti i prodotti allo stesso livello, pur se i contenuti sono, per chi sa vedere, non sono gli stessi.

Cosa si può fare per distinguersi, allora?
“La nostra azienda investe molto in comunicazione, promuoviamo i nostri prodotti con una ricca documentazione che spiega in cosa si differenzia il nostro prodotto.

E a livello italiano, come vi posizionate in fatto di standing ecologico?
“Senza falsa modestia, direi che siamo molto all’avanguardia, e tra i leader del settore e non molte aziende possono vantare il marchio Natureplus che, seppur poco conosciuto – credo anzi che si cerchi di dargli poca visibilità – se dovesse diffondersi, molti prodotti avrebbero serie difficoltà a farsi certificare.

Non sono così diffusi i prodotti naturali, insomma.
“Non molto: il prodotto di sintesi costa meno poiché, rispetto a quello ecologico, è più facile da lavorare e trasformare. Un prodotto ecologico ha dei limiti, non si attacca al vetro, ad esempio, quello chimico sì. Però, il primo è più durevole e, se a livello strutturale non è altrettanto resistente rispetto al secondo, è sempre possibile integrarlo con il legno. Poi, ha il vantaggio di essere un prodotto rinnovabile. La fase estrattiva ha dei costi in termini ambientali ma, ad esempio, la certificazione Nature plus valuta positivamente e certifica quel che è prodotto sul luogo di estrazione, in modo da minimizzare le emissioni dovute al trasporto del materiale. Così, i nostri stabilimenti produttivi si trovano tutti in prossimità delle cave e le linee produttive sono pure, ovvero non c’è commistione, il materiale ecologico e quello di sintesi non vengono prodotti nella stessa linea, pena il rischio che il secondo inquini, in qualche modo, il primo.

Dopo queste riflessioni, mi sento di precisare meglio la domanda che le ho fatto poco fa. A che punto è il mercato dei prodotti ecologici per l’edilizia in Italia?
“Direi che è un settore emergente, i criteri sono ancora poco severi e il prodotto ecologico funziona solo a parità di costi e prestazioni. Da un lato, l’Italia – ma è un dato culturale che richiede tempi lunghi per il cambiamento – è più morbida e meno rigorosa in fatto di rispetto delle regole; dall’altro, se si mette sul mercato un buon prodotto ecologico ma ha il difetto di costare il 10% in più dell’omologo di sintesi, non si vende”.


www.roefix.com
www.anab.it
www.natureplus.org
www.ibo.at

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