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21 feb 2012Inserito in in: Ecodesigner 0
Torna, dopo 16 anni da icona green, scattante, leggera… e curva:
(ri-)W la libreria!
Si è rifatta il trucco e, a 15 anni dalla prima edizione, in faggio e acero lamellare, che aveva fatto il giro delle fiere più importanti al mondo, torna in una versione in multistrato di bambù. Attuale nelle linee e nella vocazione 'verde', più sinuosa nella versione 2.0 ma inalterata nella leggerezza.

Se potesse raccontarla lei, la sua storia, avrebbe forse un tono da diva – di quelle, però, che fanno solo film indie firmati da autori controcorrente – nel ricordare di quando era diventata l’icona del mobile ecologico, facendo da apripista a una piccola rivoluzione nel design, traghettato verso una progettazione più attenta a materiali e alla loro provenienza, alla durabilità dei pezzi e al contenimento degli sprechi.

Un articolo dedicato alla 'prima' W la libreria


Era il 1996 quando il primo prototipo di W la libreria è stato realizzato da Paolo Cogliati, architetto e designer che su quella via ha proseguito da allora, sviluppando una collezione completa di mobili, che oggi costituiscono il catalogo d Totem. W l’ha inaugurato, con la sua silhouette leggera e il suo messaggio squillante, che strappa un sorriso divertito, la linea obliqua che sembra lo scherzo di un bambino con una matita in mano.
Anche questa pulizia senza peso aveva un valore di manifesto, inalterato, alludendo, con discrezione e fermezza, alla volontà di ripensare alla progettazione degli oggetti imprimendole uno sviluppo con un’impronta ecologica leggera.

W la libreria esposta alla Fiera di Saint Etienne

La primissima, in abete con ripiani in vetro, ha fatto il giro delle fiere di settore come di quelle più sensibili alle innovazioni in tema di comfort domestico, dal Salone del Mobile a Milano al Sana di Bologna, fino alla consacrazione internazionale all’ICFF a New York e alla Biennale del Design di Saint Etienne.
Dopo quel primo esemplare ne fu prodotta una serie l’anno successivo, nel 1997, con la collaborazione di Gigi Barba, designer autoproduttore – anche in questo caso, ante litteram – in legno lamellare curvato a 2 colori, impiegando acero e faggio e, nel 1999, è stata realizzata in massello di faggio.

Passata indenne attraverso tante metamorfosi, nel 2001, quando il suo slancio pionieristico aveva, nel frattempo, fatto molti proseliti – più o meno rigorosi, se è permessa un appunto polemico, spuntato, però, e senza veleno – i diritti di produzione e commercializzazione sono stati ceduti a Ony Ki, azienda torinese, poi ribattezzata Moeco, che l’ha distribuita fino al 2011.

W la libreria - La versione in massello



Totem l’ha recuperata solo quest’anno e, nell’accoglierla, Paolo Cogliati ha ritenuto che si meritasse una rinfrescata. E, così, anche se W è ancora un’adolescente, i 15 anni passati dalla sua nascita hanno significato molto, nel design come nel percorso personale del suo ideatore. Riformata, “come ai vecchi tempi”, spiega Paolo, la coppia con Gigi Barba, W è stata ripensata, a partire dal materiale utilizzato.
Si è scelto il multistrato in 3 strati di bambù, materiale più attuale, la cui crescita spontanea garantisce sostenibilità nella gestione di coltivazioni di per sé biologiche – poiché non necessitano di pesticidi – e le cui caratteristiche di resistenza e duttilità sono il miglior punto di partenza per un altro pensiero curvo. Rieccola, W, con una linea più sofisticata, tesa e mossa al tempo stesso. Meno sottile, forse, ma anche più sinuosa. Come una bella ragazza che, al tempo suo, abbia messo su qualche curva nel punto giusto.







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