Ecologia&Sostenibilità
17 apr 2012Inserito in in: Ecologia&Sostenibilità 0
La ricetta per far bene? Recuperare.
Cose, abitudini, stili di pensiero.
Parola di Angelo Grassi
Angelo Grassi, artigiano, designer, scenografo, architetto e ricercatore. Le definizioni gli vanno un po' strette perché, al di là degli specialismi, quel che si fa, nella sua Fabbrica, è recuperare l'integrità essenziale tra l'uomo e il suo ambiente. All'insegna di un'armonia che suona come un nuovo Rinascimento

Collezione Ortofabbrica, ombrelloni - Angelo Grassi

Chi gli chiede che cosa faccia lo mette in crisi. Angelo Grassi è un polimorfo artigiano-artista, a capo di una bottega che fa pensare a una sopravvivenza rinascimentale nel cuore della Romagna dove sono al suo fianco 15 persone. Fabbrica la chiama lui, da cui escono allestimenti scenografici e teatrali, pezzi di design, progetti di cura del verde e di progettazione del paesaggio, e dove si fa ricerca – “le dedico il 30% del mio tempo” – sulle energie rinnovabili. Tante cose, e disparate, che alimentano un percorso coerente ed eclettico che muove verso il verde, un percorso naturale, filo conduttore la bellezza, che si crea all’incrocio di tecnica e funzionalità, ed è sempre sostenibile, naturalmente, poiché ingloba natura e civiltà, recuperando l’armonia di paesaggio naturale e rurale. “Lavoro da quando avevo 12 anni e oggi ne ho 60. Sono stato garzone di bottega, boccia, si dice in Romagna, dove sono cresciuto [Gambettola è il paese dove vive da sempre, ndr], nelle stamperie romagnole, le uniche in Europa dove si lavora ancora mano, secondo tecniche artigiane su cui, per cinque anni, mi sono impratichito. Stampare, fare gli stampi e custodirli, attraverso le fasi dello sviluppo, fissaggio, lavaggio e stiraggio dei tessuti. Un lavoro semplice che mi ha aperto prospettive molteplici”.

E oggi?
“Oggi ho la mia bottega e un magazzino di 5mila metri quadrati. Proponiamo e divulghiamo soluzioni per la produzione di energia verde, con il vento, il sole e le biomasse; facciamo allestimenti o ristrutturiamo case, ascoltando il luogo e il territorio, studiando i venti e i punti cardinali. Si valuta e poi si agisce”.
Angelo Grassi è un’anticonformista: “Non uso un computer, non ho un telefonino e non uso l’aereo, mi muovo per mare e per terra. Diffido delle comunicazioni via etere: l’etere si è aggiunto agli altri sensi e oggi lo sfruttamento del globo si fa anche con l’energia elettrostatica. Magia. L’uomo vuol circondarsi di fatti e disfatti, non vorremmo nulla ma siamo capaci di distruggere tutto, siamo animali malvagi che subiscono le conseguenze del proprio fare”.
E il vostro fare, da cosa è dettato? “I nostri pezzi di design sono contemporanei anche se vivono di elementi di recupero: inglobano scansie e madie, mobili vecchi, e ripropongono le forme della civiltà contadina. È una rivoluzione estetica e creativa, il mobile del ’900 viene rivisitato in chiave contemporanea, con un atto artistico che cela un pensiero etico. Il messaggio è uno stile di comportamento, rimanda al tempo in cui tutto viene riutilizzato, quando il portaolio delle biciclette era un barattolo di tonno e la borsa dell’acqua calda era una borraccia da alpino”.


Collezione Recupero, credenza - Angelo Grassi

Anche gli allestimenti sono proposte di uno stile di comportamento. Così, da quattro anni, Angelo Grassi partecipa al Fuorisalone con un progetto in divenire che si chiama Ortofabbrica.
All’interno di un vecchio cortile, che conserva la facciata di fine 800, allestisce un orto con una bio-serra costruita con un orto-vaso – una sua creazione, fatta con terracotta di Impruneta e lata 2,5 metri, con un sistema di coibentazione perfetto e uno per l’irrigazione alimentato con energia solare – una bio-piscina e un canneto per schermare i raggi del sole. Qui si potranno gustare cibi biologici e qui Angelo Grassi vivrà nei cinque giorni del Fuorisalone. Oltre all’orto, infatti, ha costruito un piccolo nido che, in pochi metri, ha tutto quel che serve. Bastano un letto, una cucina economica, un tavolo e una sedia. Che altro occorre, quando si può riposare, cuocere il cibo, mettere i panni ad asciugare e sedersi a tavola?
“Siamo stati bravi e ingegnosi, noi italiani, fino agli anni 50 abbiamo vissuto in modo rigoroso,intelligente e accorto. Poi, è accaduto di tutto. E oggi ci ritroviamo nel più assoluto degrado culturale, ci siamo disfatti delle vecchie, sagge ricette per una vita sana e sostenibile e tocca recuperare quella sobrietà. Questo è il piccolo contributo che vogliamo offrire, passare una testimonianza, il senso di un modo di vivere più felice e meno frenetico che oggi non conosciamo più”.


Il progetto di Ortofabbrica è presente all’interno del circuito fuorisalone, nello spazio Alatha, in via Savona 39.

www.angelograssi.it

Ortofabbrica al Fuorisalone 2009

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