Archive for maggio, 2012
Il recupero in tempo di crisi ovvero: micro-imprese resistono, Saisei di Giorgia Palmirani.
21 mag 2012Inserito in: Ecologia&Sostenibilità 0

Splendide borse e teleria per la casa. L’esercizio è quello del recupero di vecchi tessuti, introvabili. Dalle tende militari agli esotici sacchi per il sake del primo 900, passione e fiuto resistono ai colpi della crisi.

Seconda Linea. Quando il recupero <br/> è bello. Anzi, un codice estetico.
21 mag 2012Inserito in: Ecodesigner 0

Vecchie credenze, tavoli e persino materiali umili come assi o casse da imballaggio viene amplificata e si scopre quanto sono belli, pieni di armonia. Quando l’operazione di recupero, cui seguono smontaggio e riassemblaggio secondo nuove funzioni, è fatta con sapienza, il risultato è di raffinatissima eleganza.

Il design paranormale di Luca Scarpellini. Visionario con i piedi per terra.
14 mag 2012Inserito in: Ecodesigner 1

Caffettiere che diventano impianti stereo oppure lampade. Collezioni di oggetti che si moltiplicano seguendo il ritmo di una fantasia lussureggiante sostenuta da una manualità sapiente. La cifra di useDesign è semplice: recuperare la funzione in un ambito, quello del design, che vive da anni di pura estetica, e il radicamento in una riflessione sociologica profonda.

Un design verde è fatto di piccoli numeri. E oggetti recuperati. <br/>Parola di David Duzzi.
14 mag 2012Inserito in: Ecodesigner 1

Oggetti dismessi reinventati da un pirotecnico designer, scultore e allestitore, per dare forma a pezzi irriverenti e sognanti, nati dall’assemblaggio paradossale e dissacrante dei più eterogenei pezzi vintage. Così, vasche da bagno o sedie da parrucchiere, con tanto di casco, possono diventare comode sedute. Consapevole dell’impatto che la produzione di oggetti ha sull’ambiente, David Nuzzi sceglie di allungare la vita di ciò che esiste, senza aggravarne il peso creandone ex novo.

Katrin Arens. Se il cantiere rivive si dà un’aria shabby chic!
12 mag 2012Inserito in: Ecodesigner 0

Mobili e intere abitazioni, su misura, dal tocco minimale e nordico. Quella di Katrin Arens sarebbe soltanto un’attività di progettazione tailor made se non fosse che tutto il legno vive una seconda vita, dopo essere stato asse da cantiere o porta di cascina. Fascino e sostenibilità con un impronta – almeno a nostro giudizio – di squisita femminilità.