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12 mag 2012Inserito in in: Ecodesigner 0
Katrin Arens. Se il cantiere rivive si dà un’aria shabby chic!
Mobili e intere abitazioni dal tocco minimale e nordico. Quella di Katrin Arens sarebbe soltanto un'attività di progettazione su misura se non fosse che tutto il legno vive una seconda vita, dopo essere stato asse da cantiere o porta di cascina. Fascino e sostenibilità con un impronta - se è concesso - di squisita femminilità.

Ho sognato di te - Katrin Arens


Cosa accade quando una scultrice con basi da grafica – cioè, un’artista con una forte vocazione alla concretezza e, forse, anche un forte imprinting alla comunicazione – vince una borsa di studio per l’accademia di Belle arti di Bergamo e da Dusseldolf si trasferisce a città alta?
Accade che recuperi una passione già praticate in patria, fabbricare piccoli pezzi di arredamento con materiali di scarto – legno da cantieri edili ma anche solai e vecchie cascine, che lei stessa va a cercare – e accade che questi pezzi piacciano agli amici.
Così, un pezzo oggi e uno domani, Katrin, scultrice-grafica, diventa una designer e, affittata una cascina per avere abbastanza spazio, la trasformi in un laboratorio con annessa falegnameria.

Oggi, a 15 anni di distanza, il laboratorio è sempre in campagna, anche se è cambiato l’indirizzo, e Katrin Arens ha proseguito sulla scia di un’intuizione che, pur rivolgendosi a “una piccola nicchia con una piccola produzione”, ha dato forma a un’azienda dove, oltre a lei, che è l’ufficio creativo e si occupa del rapporto con i clienti, lavorano un socio, che organizza la produzione, un’impiegata amministrativa e due falegnami perché “i primi pezzi, costruiti da me, basandomi più sull’intuito che su autentiche nozioni, non funzionavano tanto bene”, ammette con un sorriso. “Il primo ordine è stato un albergo a Maiorca: poche camere e arredi semplici. Stanze un po’ monacali, il posto avrebbe ospitato seminari per manager stressati: un letto, uno sgabello, uno scrittoio, un bastone per abiti”.

E il materiale, è sempre lei a cercarlo?
“No, oggi collaboriamo con un’impresa che raccoglie e, ogni due mesi, ci fornisce di quel che recupera all’interno di cantieri o di cascine in demolizione: da assi a vecchie porte a travi dei soffitti. Materiale vissuto che rivive: così, le porte diventano comodini, le assi armadi, mobili contenitori, pavimenti. Sul nostro sito ci sono esempi dei singoli mobili”.

Quindi, avete una sorta di catalogo?
“No, non sarebbe possibile: ogni cliente richiede una diversa personalizzazione, chi una certa misura, chi una rifinitura. È impossibile produrre a magazzino, ogni mobile è pensato e realizzato in sinergia con un cliente o con il suo architetto”.

Esistono almeno delle tipologie ricorrenti, però.
“Ci siamo dati degli standard, dato che, all’inizio, facevo tanti singoli pezzi realizzati ognuno con materiali particolari e dettagli unici. Così, dopo averli venduti, non avevo più la possibilità di riprodurli. Oggi, invece, con il materiale che proviene dalle impalcature, realizziamo una serie di tipologie simili, di cui ci sono i modelli sul sito. Ogni asse è diverso ma i mobili sono i medesimi, producibili e riproducibili pur nelle tante varianti singole. Negli ultimi anni, poi, più spesso ci capita di realizzare arredi completi, su misura: di recente, si è trattato di una casa a Berlino. Il lavoro cambia, non più mobili ma spazi completi”.

E poi?
“Poi facciamo stand per fiere e negozi – in particolare, di vestiti per bambini”.

Katrin Arens - Abitazione a Milano

Qual è il fascino del materiale recuperato?
“Mi piace l’idea che venga da un altro contesto, che sia materiale che non ha valore o, almeno, non considerato prezioso. Io esibisco lo scarto”.

Come funziona il lavoro, come si alimenta il circuito delle richieste?
“La nostra forza è di avere, con una certa frequenza, articoli che parlano di noi, sia in Italia che all’estero, e, di conseguenza, richieste che sfociano in nuove committenze.

Il vostro raggio d’azione è, dunque, internazionale?
“La maggior parte del lavoro è sicuramente in Italia, ma la clientela è estesa alla Germania e alla Francia”.

In effetti, sono pezzi di gusto un po’ shabby chic e, quindi, strizzano l’occhio a certa Provenza.
“Beh, forse ricordiamo lo shabby chic per la finitura: si tratta di mobili invecchiati. In quel caso, però, le fogge sono più ricche, le nostre linee sono minimali al confronto. La cosa bizzarra, però, che il nostro viene identificato come gusto nordico sulle pubblicazioni in Italia e mediterraneo su quelle nordiche!”.

Katrin Arens - Ara Pacis


Come viene trattato il legno? E da proviene – anche questo è un elemento indicativo della sostenibilità del risultato finale?
“I legni provengono tutti da luoghi vicini – del resto, le assi da cantiere non sono certo legname di importazione! Quel che ci preme – ed è la vera qualità ecologica del nostro prodotto – è di rivalorizzare un materiale povero e farlo vedere.
Le lavorazioni a cui sottoponiamo il legno sono molto semplici: spazzolatura e levigatura a mano con spazzole di ferro. I pezzi possono essere poi lasciati al naturale o trattati con un impregnante all’acqua o con cera d’api, che viene prodotta da noi con cera, trementina e olio di lino. In alternativa, utilizziamo un balsamo totalmente naturale a base di cera di agrumi – ovvero ricavato dalle bucce – che abbiamo scoperto dopo che un cliente veneziano ci ha chiesto di utilizzare solo prodotti naturali come finiture”.

Qual è il vantaggio delle cere rispetto alla finitura naturale?
“Ogni trattamento ha un diverso valore estetico. Le cere donano al legno una tinta più scura, color miele, di una sfumatura più chiara nel caso di quella a base di agrumi, che è anche molto profumata. In questo modo, il legno viene protetto, non si macchia ed è più semplice da pulire. Chi opta per lasciarlo al naturale, viceversa, apprezza anche le macchie come segni del tempo”.

Veniamo ai prezzi, che sono la verifica, per noi, di quanto è democratico il vostro prodotto. Quanto costa, ad esempio, un letto?
“I nostri prezzi sono allineati a quelli di un falegname su misura. Così, un letto matrimoniale, completo di doghe, oscilla tra 1.700 e 2.000 euro, a seconda di dimensioni e disegno, con tempi di consegna di circa 6 settimane – quando si passi agli arredi completi su misura i tempi di consegna salgono a circa tre mesi.

Quali sono gli obiettivi per quest’anno?
“Sicuramente continuare a lavorare! L’azienda va bene ma non facciamo pubblicità e tutto dipende da chi ci chiama. Sperando che ci commissionino arredi completi, il genere di incarico che ci piace di più”.


www.katrinarens.it

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