Ecologia&Sostenibilità
12 lug 2012Inserito in in: Ecologia&Sostenibilità Commenti disabilitati
Design in classe A+? Con Matrec la ricetta della filiera veramente sostenibile.
A commento - parziale, estremamente parziale - di Rio+20, una chiacchierata con Marco Capellini, responsabile di Matrec, banca dati di ecomateriali, naturali, riciclati, sostenibili. Se gli Stati nicchiano, le aziende riusciranno?

Fibra di kenaf, isolante naturale

All’indomani della chiusura di Rio+20 – ultimo appuntamento delle Nazioni Unite sul tema della sostenibilità, tenutasi gli scorsi 20,21, 22 giugno – abbiamo voluto confrontarci con Marco Capellini, architetto e consulente, presente ai lavori in qualità di responsabile, dal 2002, di Matrec, banca dati dei materiali riciclati e, da quest’anno, in occasione del decennale, che sigla un percorso di crescente successo e influenza e l’organizzazione di un’efficiente rete di scambi internazionali, anche naturali e da fonte rinnovabile.

Qual è il giudizio su Rio+20?
Nonostante le critiche mosse [si veda Buoni propositi, niente obiettivi a Rio+20 battaglia sui sussidi al petrolio o Rio +20, «debole, poco coraggioso e inutile»], per me positivo. Forse è vero che non si è concluso con un forte impegno da parte dei governi, ma è stato comunque sottoscritto un documento che prevede l’adozione di criteri di green economy – che per la prima volta è definita in un documento ufficiale. Il ministro Clini, poi, ha saputo dare all’Italia un ruolo da protagonista.
Confesso, però, che più che i tavoli ufficiali, per me è stato più interessante incontrare e verificare cosa e come stanno lavorando gli altri, capire cosa si fa, dall’India al Nord Africa. E devo dire che ho trovato casi interessanti dal punto di vista della valorizzazione del territorio.

Cosa intende?
Gli altri fanno quel che facciamo noi in un modo altro e secondo paradigmi altri, stravolti, eppure mirano agli stessi risultati.

Ad esempio?
Si prenda l’Expo e la scommessa sul tema alimentare. Sostenibilità a partire dal ripensamento della produzione, distribuzione, consumo del cibo. Si pensi, così, a quanto, negli ultimi anni, siano state tartassate le aziende produttrici di elettrodomestici perché i consumi, dei frigoriferi, ad esempio, fossero ridotti al minimo, al processo innescato di ri-classificazione continua. L’immissione sul mercato di frigo in classe A, A+ ha, così, senz’altro prodotto un risparmio ma, in termini di emissione di anidride carbonica, il consumo di un frigorifero è niente rispetto allo spreco di cibo!
C’è un grossissimo lavoro da fare di ri-parametrizzazione. Non che gli sforzi fatti sino ad oggi siano inutili. Sono senz’altro un bene e l’Italia è una delle protagoniste dell’evoluzione virtuosa ma, di fronte a temi incalzanti come quello dei cambiamenti climatici, c’è da intraprendere una nuova rotta.
Oggi molti Paesi europei ricavano gran parte dell’energia da una fonte inquinante come il carbone. La provenienza dell’energia incide sull’uso di elettrodomestici. C’è qualcosa da rivedere.

Quali sono le aziende più sensibili, a quali comparti appartengono?
Difficile dirlo. Di recente, però, ho adocchiato la classifica delle aziende che sarebbero più impegnate sul fronte della sostenibilità a livello mondiale. È una ricerca fatta dagli americani e risente un po’ di un’ottica americo-centrica [moltissime aziende sono statunitensi – la classifica si può consultare qui http://ethisphere.com/wme/]. Credo che il punto, però, piuttosto che stabilire chi sono i bravi e chi i cattivi sia verificare quale sia la direzione giusta e capire chi si muove lungo questa direzione. Vero è che, per alcuni settori, tipo quello della produzione di elettrodomestici, lo sforzo su un prodotto complesso com’è quello, è più intenso che quello che debba fare, che so, un’ azienda di moda.

Quintali di carta usata

E di moda vi siete occupati, proprio a Rio+20: vuole raccontarci?
Certo. Il nostro intervento, come Matrec, a fianco del Ministero dell’Ambiente, dell’Instituto E e del Forum Das America, è stato di presentare i risultati dello studio, durato un anno, sul brand di moda brasiliano Osklen. Per un anno abbiamo analizzato la filiera di sei capi di abbigliamento: il Ministero si è occupato, con ottimi risultati, di studiare la parte ambientale, calcolando il carbon footprint. Viceversa, Matrec ha seguito la parte sociale, ovvero come fornitori operavano, sia in termini di gestione dell’azienda che di attività o azioni di promozione sociale del territorio e persone in cui operavano.

Secondo quali criteri?
In sostanza, quelli del Millennium goal ovvero otto principi base della sostenibilità socio-ambientale che avrebbero dovuto essere promossi da qui al 2015 e che consistono nella misurazione, in tanti Paesi e rispetto alle reali necessità, di indicatori come l’educazione, il rispetto donna, la sanità e così via. Otto indicatori che dicono delle esigenze rispetto a diversi territori che consentono di confrontare situazioni diverse e capire come, in che termini qualitativi, le aziende lavorino.

Come si può misurare in che modo un’azienda accresce il livello educativo di un certo territorio o migliora l’accesso alla sanità?
Verificando elementi molto concreti. Ad esempio, un’azienda può incentivare la scolarizzazione dei figli degli operai con borse di studio oppure prevedere per i propri dipendenti un’assicurazione sanitaria gratuita.

E cos’avete scoperto sulla filiera di Osklen?
Abbiamo fatto piacevoli scoperte e trovato, in alcuni casi, elementi di eccellenza. D’altra parte, altre situazioni sono sicuramente migliorabili. Quel che è importante è che si possa comunicare al consumatore che, acquistando quella maglietta, si promuove una filiera di produzione controllata piuttosto che no. Questo fa la differenza per il consumatore e, dunque, il nostro obiettivo, nei prossimi anni, sarà di rendere sempre più percepibile qual è il reale valore di un prodotto di design. Superando l’orizzonte dell’eco-design, termine stra-inflazionato e nella nostra visione ormai parziale, a favore di un’espressione più completa che io identifico già come come design per la sostenibilità.

Come si realizza la comunicazione verso il consumatore? In termini pratici, s’intende.
Per il progetto Osklen abbiamo già creato il prototipo di una nuova label, sperimentale, che mostri quali sono le principali attività coinvolte nella filiera, insieme con la mappa, il percorso e la storia di ciascuna.
Per fare valore vero intorno a un prodotto, bisogna creare strumenti come questi nel prossimo futuro.

Che impatto hanno l’evoluzione sociale e l’aumentata sensibilità su questi temi sulla strategia delle aziende?
Il tema sociale sta crescendo molto velocemente e il consumatore vuole essere informato sulle condizioni di lavoro – e sull’eventuale sfruttamento dei lavoratori – lungo tutta la filiera e, quindi, riferite a tutte le aziende che partecipano alla definizione del prodotto finale. La completezza di informazione sia ambientale che sociale è un obiettivo per le aziende attente poiché sposta le scelte dei consumatori, pur se è necessario che capisca il valore del prodotto che acquista.


www.matrec.it
http://rio20.cursa.it
www.uncsd2012.org
www.earthsummit2012.org

Related Posts

Comments are closed.