Materia&Innovazione
16 ago 2012Inserito in in: Materia&Innovazione 0
A far lampade Flos con la
ciccia dei batteri.
BioOn, la bio-plastica è già qui.
Ricetta anti-crisi: pensa a qualcosa che tutti desiderano - plastica naturale e biodegradabile al 100% - ma non è riuscita a nessuno, e realizzala. Poi, aspetta finché non arriva il signor Flos e ti propone di farci una lampada. Naturalmente a firma Philippe Starck. Ecco, in sintesi, cos'è Bio On, una freccia scagliata oltre la crisi.

Interni del comparto produttivo di BioOn

Quel che ci aspettiamo da questa congiuntura – orizzonte fosco che pesa sui nostri destini – è che sovverta le regole. Che, come quando si esce da una lunga galleria e ci si trova di colpo circondati da una natura più rigogliosa, immersi in un paesaggio più brillante, allo stesso modo, che la crisi ci liberi da quelli che, adesso, mentre attraversiamo il tunnel buio, fardelli troppo ingombranti per essere utili. Banche e sistema creditizio, multinazionali, relazioni commerciali che abbracciano il globo intero, speculazione che moltiplica in modo fittizio la sostanza degli scambi. Non ce l’abbiamo con la globalizzazione a priori ma vorremmo uscire dalla crisi grazie a piccole produzioni intelligenti, non inquinanti, a basso costo e locali.

Se a tutto questo si aggiunge la scommessa su un’invenzione che sancisce la fine, almeno parziale, della dipendenza dal petrolio – innominabile, causa di guerre dilaceranti, inaggirabile e insostenibile – beh, allora, è fatta, la crisi è già alle spalle. Ed è stato proprio così, per Marco Astorri e Guy Cicognani, soci dal 2007 – vi dice qualcosa? Pensate a cosa accadeva cinque anni fa, l’inizio del declino – nel progetto di sintetizzare biopolimeri ovvero plastiche naturali o, per meglio dire, materiali con le stesse prestazioni dei tipi più comuni di plastiche, polipropilene, pvc, polietilene. La sensazione di avercela fatta, di aver inventato – realizzandolo per primi – qualcosa di straordinario, di rivoluzionario è stata netta a metà del 2008. Così Marco Astorri.

La storia di BioOn è stata raccontata in lungo e in largo, l’azienda della provincia bolognese creata da due grafici pubblicitari stanchi dello spreco di plastica – che pure contribuivano a creare, disegnando loghi per supporti fatti di derivati del petrolio. Oggi l’azienda conta più di 30 dipendenti, ricercatori, progettisti e scienziati ma cresce a ritmi vertiginosi, conta già un impianto, due laboratori e due sedi in Italia più due laboratori all’estero in luoghi coperti da segreto.

Quel che si fa è di continuare a sviluppare, sperimentare, fare ricerca, a partire dalla prima sintesi, cinque anni fa, quando, dopo un’attività di studio durata un semestre, Astorri e Cicognani sono partiti con avvocato al seguito per acquistare i patent – ovvero brevetti di ricerca pura, idee avveniristiche mai tradotte in pratica – più interessanti scovati in giro per il mondo e, messi a contratto i primi scienziati, hanno creato Minerv PHA, la prima plastica tutta naturale, biodegradabile al 100%, in acqua, prodotta secondo i parametri stringenti che si erano dati all’inizio della ricerca. “Abbiamo acquistato pezzi di idee su cui abbiamo sviluppato i nostri brevetti. L’attività di studio e ricognizione ci è servita per individuare una famiglia di biopolimeri su cui pochi investivano e che, viceversa, soddisfaceva le nostre aspettative. Produrre qualcosa non utilizzando cibo, con pochissima energia, a chilometro zero e biodegradazione totale, che non fosse inquinante in nessun passaggio, né in fase di produzione che di smaltimento”.

Barbabietola da zucchero: dagli scarti il biopolimero Minerv

Ed ecco come si fa plastica pulita a partire da scarti di barbabietola e canna da zucchero. “Non è plastica questa. La considererei, piuttosto, legno poiché si biodegrada. Abbiamo venduto le licenze al più grosso produttore italiano di zucchero, in modo da rendere la tecnologia disponibile a quanti più soggetti possibili”.
Questa è la formula scelta per la commercializzazione: Bio On non fa che licenziare i singoli prodotti, ovvero concedere il brevetto a chi vuol produrre, in tutto il mondo, in cambio di royalties. Astorri confessa che, quando, a metà 2008, “abbiamo capito cosa avevamo in mano, abbiamo deciso di curare la nostra creatura come un figlio. Forse, quel che abbiamo fatto doveva farlo una multinazionale, non noi. Ma il bello dell’Italia è che succede anche questo, che si parta così, senza aiuti e senza agevolazioni e, se ti confronti con quel che vivono gli imprenditori all’estero, è come trovarsi sulla linea di partenza, anzi, negli spogliatoi, con cinquanta chili di sassi nelle tasche. Eppure, eccoci qua e, quando le multinazionali ci contattano, hanno la bava alla bocca. Qui, dove la crisi imperversa e lo smantellamento totale del sapere è in atto così imponente”.

Così, non solo BioOn resta, ma resta con convinzione. “Ho l’idea che, se non fossimo stati in Italia non ce l’avremmo fatta. L’Italia ha una grandissima reputazione all’estero e sono convinto che, dandoli a noi, gli scienziati che ci hanno venduto i loro patent sentivano che non sarebbero finiti in un cassetto.
Noi siamo un come back, l’onda della risacca, se è vero che, per tutto quel che ha a che fare con la fermentazione farmaceutica, il leader mondiale fino a dieci anni era italiano, e si trattava di Farmindustria di Montedison. Tutto il mondo veniva qui a testare antitumorali e farmaci di ogni sorta. È stato tutto distrutto. Quella chimica è morta e oggi c’è una nuova chimica, questo germoglio che nasce, in Italia”.

All'interno del comparto produttivo a BioOn

Anche il ritmo di lavoro è sostenibile a BioOn: si lavora di norma da lunedì a giovedì e nessuno fa gli straordinari. Lavorare il meno possibile per abbattere lo stress, è il motto di Marco Astorri. Con senso di responsabilità, che, sinora, paga. Tant’è che, anche di fronte alle sfide, i risultati arrivano, puntuali.
Come è accaduto l’anno scorso, quando Piero Gandini, presidente di Flos, ha lanciato la sfida di produrre policarbonato. L’idea era di firmare Flos la prima lampada biocompatibile, naturalmente disegnata da Philippe Starck. Forte della convinzione che, nel design, il nodo cruciale è rappresentato dai materiali, Gandini ha convinto BioOn e finanziato la ricerca di un materiale che uguagliasse, per prestazioni, il policarbonato.

Lampada Sissi - Philippe Starck by Flos - Realizzata in Minerv PHA

“Di sicuro, io non mi ci sarei messo”, confessa Astorri. “Il policarbonato ha qualità eccellenti ed è, in effetti, impiegata per oggetti preziosi, dalle lampade ai computer. È un materiale costosissimo, ed estremamente inquinante. È stata una sfida cruciale e, adesso che l’abbiamo vinta, si aprono scenari incredibili. Con il nostro bio-polimero si può fare tutto e, se sul polipropilene si fa ricerca da 50 anni, allora sui nostri PHAs continueranno i nostri figli e i figli dei loro figli”.

Si stanno già testando altri materiali di scarto – immondizia, niente di potenzialmente impiegabile per nutrire uomini o animali – alla ricerca di derivati del carbonio: “I biopolimeri esistono da sempre, sono riserve di energia vecchie milioni di anni. Per spiegare cosa sono con una rozza sintesi, si pensi che, se noi utilizziamo i grassi come riserva di energia, certi batteri stoccano, viceversa, plastica, poliestere. Si trattava solo di estrarla dai batteri. Come ha sintetizzato efficacemente uno dei nostri ingegneri, che prima di lavorare con noi si occupava di tutt’altro: strano, voi di fatto fate la stessa cosa che i batteri fanno sotto terra per via anaerobica quando creano il petrolio, mettendoci milioni di anni e realizzando il prodotto inquinante che conosciamo, soltanto che voi lo fate in superficie ovvero per via aerobica e in 40 ore”.

E a settembre, debutteranno sul mercato altre lampade, e non solo: “Dopo Flos, ci hanno contattato tutti, l’intero settore del design, confermando una tendenza che ci accompagna dall’inizio ovvero che tutto quel che abbiamo fatto nasce più dalla curiosità delle aziende che da parte nostra. Grazie all’accordo con Flos, i designer più importanti al mondo lavoreranno con i nostri materiali, dopo le lampade, c’è già l’idea di produrre tavoli, sedie e complementi d’arredo che, già al tatto, supereranno le plastiche e i legni conosciuti”.

L’entusiasmo di Astorri è irrefrenabile e, del resto, perché porsi limiti quando si sono ampiamente superate le proprie più rosee aspettative?


www.bio-on.it

Related Posts

Leave a Reply