Ecologia&Sostenibilità
17 set 2012Inserito in in: Ecologia&Sostenibilità 0
C’è un designer autoproduttore anche dentro di te. Parola di Elisa Nicoli.
"Questo libro è un abat jour" illustra, con dovizia di esempi, come si possa, con un pizzico di manualità e un po' di tempo (poco, anche dieci minuti bastano, a volte) recuperare, reinventando creativamente, oggetti altrimenti destinati alla discarica. Una tendenza che è solo un prodotto della crisi o il segno autentico di una svolta necessaria (e lungimirante)?


La scrittura è fresca e il tono divertito. Forse, prima ancora che il contenuto, è lo stile leggero di Elisa Nicoli il segno di un tempo che costringe ad aguzzare l’ingegno e conduce un’acuta trentenne a sbarcare il lunario scrivendo di auto-produzione e recupero creativo, oltre che a produrre documentari su minoranze linguistiche e ambiente. La produzione libraria della Nicoli, inaugurata con la raccolta di erbe spontanee come basi di ricette e preparati culinari e non (L’erba del vicino, Altreconomia, 104 pagine, 5 euro), proseguita con un manuale per far da sé cosmetici e detersivi (Pulizie creative,Altreconomia, 88 pagine, 4 euro), inanella un terzo titolo che strizza l’occhio al design: Questo libro è un abat jour, edizione congiunta Altreconomia e Ponte alle Grazie (137 pagine, 9,50 euro), in libreria dal 30 agosto, è un ricco serbatoio di spunti e proposte per bricoleur più o meno navigati ma anche per gli insospettabili, quelli con poca dimestichezza, con scarsa manualità. Tiepidi ed esperti potranno divertirsi allo stesso modo alle prese con sedie che diventano mensole e guanti da cucina trasformati in elastici.
Proprio da qui nasce l’idea del libro.

“Ho portato a Pietro Reitano, direttore di Altreconomia, gli elastici che mia mamma da sempre fabbrica quando dismette i guanti di gomma che usa per i lavori di casa. E a lui è piaciuta moltissimo l’idea di una collezione di oggetti bis-funzionali, oggetti che, a partire da una loro proprietà secondaria, potevano diventare altro, ri-potenziarsi nel recupero in modo creativo”.
Stuzzicante. Sfruttare una funzione per un nuovo uso che fa evolvere un oggetto prolungandone la vita.
Non sono riuscita a tener fede al mandato iniziale, nel libro i criteri esorbitano quello del cambio di funzione ma, per me, che sono una trafficona sin dai tempi delle elementari, è prassi corrente recuperare reiventando.

Oltre quello che è, in fondo, un po’ troppo concettuale, suona come un divertissement un po’ snob. Chi compra il libro?
Essendo uscito poche settimane fa non ho ancora messo a fuoco un lettore tipo. Però ne ho vendute 20 copie all’Ecofiera dell’ Oglio Po – a Casalmaggiore, Cremona, un bell’evento promosso dai gas locali dove ho fatto una presentazione – e ho visto sia il tipo che prevedevo, quelli a cui piace trafficare come me che l’hanno comprato super-entusiasti, che una tipologia meno scontata, i curiosi con scarsa manualità, inimmaginabili.

Le vendite vanno bene?
È presto per dirlo ma sì: tenuto conto che ne sono state stampate solo 900 copie, quelle vendute sono già 50. Funziona, come già il mio libro precedente, Pulizie creative, che però costava solo 4 euro. Questo ne costa 9 e, in tempi di crisi come questo, non è banale mettere mano al portafogli per comprare un libro.
Quello che più mi ha sorpreso è che c’erano persone che stavano aspettando questo libro: si fanno vivi alla spicciolata, chiedendomi l’amicizia su facebook a ritmi, per me, impressionanti.

C’è un gran fermento intorno al tema recupero.
L’impressione è che ci sia, in effetti, un forte interesse. È un buon momento per un libro sul tema. Una ragazza – che rientra nel tipo del trafficone: conosceva tutte le idee de libro e ne ha già sperimentate alcune – ha postato un messaggio sulla mia bacheca facebook dicendosi contenta che sia arrivato un libro così: fa rete, la fa sentire meno mosca bianca.

Anche grazie ai link che ho raccolto nel capitolo finale. La ragazza, però, conosceva già tutto.
Beh, l’esperta di upcycling – così si chiama in gergo il recupero che allunga la vita di un oggetto usato – non fa testo. Il libro, nelle mie intenzioni, parla ai curiosi, che vorranno cimentarsi: ho fatto una lunga ricerca perché ci fossero idee sia originali che belle!

In effetti, ad alcuni dei progetti proposti si può riconoscere uno status di design. Oggetti funzionali con
un indubbio appeal anche estetico.

Ho navigato moltissimo tra i siti del design e la cura estetica è tra gli obiettivi di base che mi sono data. Ci sono così tanti pastrocchi in giro che si finisce, non con il recuperare quel che altrimenti sarebbe un rifiuto, ma a produrre un altro rifiuto!

Il libro, quindi, nasce a valle di una tendenza, di cui offre testimonianza, o piuttosto a monte, con l’intenzione di essere propositivo, indicare una direzione possibile, quella verso la sobrietà e contro il consumismo?
Credo che il fenomeno sia abbastanza diffuso, fuori dell’Italia l’upcycling conosce una forte diffusione e anche i designer artigiani utilizzano materiali di recupero. Forse è persino una moda che spero non sia tale. Dovrebbe diventare una prassi non buttar via le cose ancora in buono stato. D’altra parte, non si può recuperare tutto, bisogna, a monte, ridurre il volume dei nostri rifiuti, acquistare meno e in modo più consapevole.

Certo. Il libro spesso suggerisce come utilizzare oggetti trovati nei mercatini, dismessi da qualcun altro ma non vuol essere un manuale per fare acquisti nei mercatini.
Decisamente no. Certo, per chi deve arredare casa i mercatini possono (devono) essere una fonte preziosa ma la cosa bella è la capacità di guardare le cose da altro punto vista.

E, in fondo, la sobrietà è un bel paio di occhiali per guardare il mondo. Da continuare a portare anche quando questa crisi sarà soltanto un ricordo.

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