Ecologia&Sostenibilità
19 set 2012Inserito in in: Ecologia&Sostenibilità 0
Metter su casa? Questione di una settimana!
Space for Life è l'innovativo modulo abitativo dello studio Marco Piva che sarà presentato al Green Home Design, mostra del Made dedicata all'abitare sostenibile. Ultima tappa di un'attenzione che è prassi costante per l'architetto e tutti i collaboratori e partner.

L'architetto Marco Piva

Efficienza energetica, abbondante impiego di legno, contenimento di risorse e di consumi, velocità di esecuzione. Space for Life, prototipo di abitazione modulare i cui tre elementi possono o meno essere assemblati e, con la stessa velocità, una settimana appena, possono essere smontati e rimontati altrove, sembra rilanciare l'idea di una stagione nuova – e forse già iniziata – dell'architettura all'insegna della leggerezza. Il progetto è dello studio Marco Piva ed è uno di quelli che animeranno la mostra Green Home Design al prossimo Made. Anche a lui abbiamo chiesto di raccontarci qual è il pensiero dietro il progetto e nel solco di quali idee si muove il gesto progettuale dello studio.Lei lamenta un abuso dei concetti di green e ecologia applicati all'architettura.

Che stagione stiamo vivendo? Il marketing è solo funzionale o la presa di coscienza è autentica?
È vero che è in atto un processo per cui è necessario che tutto sia – o debba diventare – green, ma c'è da capire come declinare questo attributo. Innanzitutto, va detto che si tratta, senz'altro, di un processo positivo: nasce dalla coscienza che ci sono dei limiti e sono stati raggiunti e oltrepassati. Oggi tutti quanti sappiamo quanto è stato sfruttato il pianeta, in generale. La mia è l'ultima generazione ad aver vissuto l'idea che non ci fossero limiti; oggi, viceversa, i segnali ci sono e sono drammatici, si è persa quella felice incoscienza per maturare la consapevolezza di risorse limitate, esauribili e non rimpiazzabili.

Ritiene che ci sia del genuino, dunque?
La presa di coscienza comune è generale e genera la reazione positiva di una necessità di muovere, oscuramente, verso una green economy, in virtù del bisogno di tener conto del nuovo contesto, che è generale ma anche locale: Se si realizzano mobili in Brianza o si fa parquet in Inghilterra, la sostanza non cambia: è necessario rendersi conto che ci si approvvigiona di una risorsa legno che viene sottratta a una foresta. Interessarsi alla filiera di produzione è maturare un atteggiamento diverso e mettere in campo procedura più etica nei confronti del proprio fare.

Ovvero?
L’impatto della mia attività si estende all’intero pianeta. Cavalcare il green è proporsi nei confronti del mondo come orientati a orizzonti di sobrietà. Alcuni lo fanno, altri no. In assenza di regole certe, è lasciato al singolo di farsi parte diligente ma, se la condizione è estesa a chi fa ricerca, ognuno cerca di rivedere in questo senso la sua condizione. Il tema dei prossimi anni sarà di legare episodi di attenzione in un processo virtuoso che raccolga tutte le fasi produttive, dall’estrazione della materia prima allo smaltimento.
Lo sforzo sarà di limitare al massimo la quantità di energia utilizzata, trasportare il meno possibile e non far viaggiare merci da un capo all’altro del mondo, far in modo che costruire con il legno, gli inerti o le plastiche venga fatto con l’impiego della minor quantità possibile di materia, meno peso e meno volume perché questo fare sia il meno incisivo sull’ambiente e il luogo della trasformazione sia il più vicino possibile al luogo di origine della materia, bisogna avvicinarsi al km zero che è tanto popolare quando si parla di cibo.

Esterno dell'unità Space for Life

In concreto, per un’impresa edile o un mobilificio che operano in Lombardia quanto è lungo questo chilometro? si potrebbero usare davvero legni autoctoni?
Può suonare sorprendente ma Federlegno, che raggruppa le imprese di tutta la filiera, ha svolto e pubblicato ricerche su come utilizzare il legno e si è molto spesa per promuovere la scelta di legno rigenerato che fa sì che la foresta sia sempre viva e si rigeneri. E il discorso non vale solo per essenze povere ma anche quelle pregiate possono essere attinte da legno rigenerato.
Rispondendo alla domanda: la società che ha lavorato con noi alla mostra per il Made, ad esempio, ha utilizzato legno da foreste certificate di Austria e Slovenia.
Non troppo distanti, insomma. Anche perché i legni esotici difficilmente vengono da foreste FSC e, spesso, sono poi trattati con sostanze sintetiche e, a volte, anche dannose.
Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Io sono stato testimone di un processo virtuoso in Gabon, Africa, ad esempio. La foresta veniva tagliata in modo responsabile e solo gli alberi più vecchi venivano abbattuti. Esistono esperienze positive, si tratta di un rapporto tra consumatore e fornitore, in cui l’aiuto a gestire le foreste è una forma di sostegno alle popolazioni e, quindi, ai governi locali.

E in Italia?
Direi che siamo bravi sul fronte legno. Chi vuole può perseguire facilmente questi obiettivi. Ad esempio, da anni, come studio, abbiamo deciso di non utilizzare legni esotici. Sembrava impossibile e, invece, c’è una varietà di legni meno pregiati, betulle, pioppi che possono essere lavorati, assemblati. laminati in modo da offrire le stesse prestazioni, che so, di un mogano, pensando all’arredamento.
Allo stesso modo, le strutture di legno si prestano ad essere le più efficienti dal punto di vista energetico e antisismico, garantendo un’eccellente qualità nei confronti dell’ambiente costruito. A breve si abbandoneranno mattoni e acciai poiché già da oggi si può salire fino a 12 piani con strutture di legno e ci sono condizioni tecniche a cui rispondere così circostanziate che si costruisce in totale sicurezza.

Lei le farebbe case da 12 piani in legno?
Dodici piani sono nella media di quota di una qualunque città europea. Il legno garantisce la stessa durata del cemento armato, è facile da manutenere e si utilizza con una tecnica a secco che salda il mondo vecchio e quello nuovo. In più, con il legno si abbatte la classe energetica, che valuta anche la componente data dalle strutture. L’anno scorso al Made abbiamo presentato strutture in legno con pareti ventilate in pietra e gres porcellanato: le possibilità sono infinite e promettenti.
In più, le strutture in legno sono antisismiche e, in un Paese come il nostro, è e sarà sempre più importante garantire protezione contro i terremoti, così come contro gli incendi. Il legno, infatti, pur essendo contro-intuitivo, ha un ottimo fattore di auto-protezione dal fuoco. Se incendiato, la parte esterna brucia ma protegge dal calore la parte interna che resiste per due ore al fuoco pieno.

Space for Life: visuale esterna

Quali altri elementi qualifica un’architettura come green?
La scelta di energie rinnovabili per l’energia elettrica e il riscaldamento: solare termico e geotermico innanzitutto: il fotovoltaico ha dei limiti, purtroppo, dati dalle caratteristiche delle superfici di generazione. Hanno costi difficilmente aggirabili, sia ambientali che economici.

E dell’eolico lei cosa pensa? non è contrario al concetto di armonia tra ambiente naturale e costruito che lei afferma di perseguire con il suo lavoro?
Il giudizio è complesso, vero è che in determinati territori funziona senz’altro, producendo molta energia. Altrove, però, lo sforzo economico dell’investimento non è compensato dalla quantità di energia prodotta. Poi, certo, gli impianti sono fortemente impattanti sul paesaggio. Ero nella regione dell’Arcadia, in Grecia, e mi sono trovato di fronte a un ambiente distrutto, irrimediabilmente deturpato, da una serie di pale.
Anche il fotovoltaico va valutato dal punto di vista estetico e economico. Conviene rimpiazzare una vigna o un campo agricolo con una distesa di pannelli? Ancora: è il caso di massacrare territori come la Puglia o la Sardegna con campi fotovoltaici? Si può optare su fonti altre: meglio la cogenerazione che distruggere un territorio che ha un così alto valore intrinseco.

Come si protegge il territorio?
Ad esempio costruendo in verticale. Si sta tutti più vicini, le città sono meno estese, si limitano gli spostamenti e quindi l’uso delle auto. Io amo l’idea di costruire ma bisogna porre molta attenzione. Spesso è meglio abbattere e sostituire il vecchio con architetture nuove, estese in verticale, piuttosto che continuare a erodere terreno utile, mangiandocelo a ettari.

Ambienti e arredi delle unità Space for Life - Marco Piva

Quanto al vostro progetto per la sezione Green Home Design, Space for Life: in cosa consiste il suo contenuto di innovazione, qual è la personale conquista che esibite al Made?
Già da tempo abbiamo adottato il legno come tecnologia costruttiva sulla base di un progetto condiviso lungo tutta la filiera. Il progetto Made dell’anno scorso, Rinascimento, riuniva gli aspetti di architettura e ingegneria, promuovendo pratiche sostenibili condivise tra chi le varie figure, chi fa, chi veste, chi abita lo spazio, tutte in buona armonia.
Quest’anno presentiamo un’altra microstruttura di tre elementi correlati tra di loro, tre piccole abitazioni autonome, montate velocemente e aggregabili in unico complesso. La modularità del sistema consente tempi di montaggio di una settimana per una casa arredata e funzionale. La qualità dell’abitare non è penalizzata dall’utilizzo di pareti prefabbricate che hanno all’interno una struttura in legno già predisposta con l’attacco degli impianti. L’impresa che firma il progetto, la Sistem, ha lavorato dopo il terremoto de L’Aquila: in cinque mesi hanno consegnato centinaia di appartamenti. Si pensi a cosa significa, in termini di impatto sulla vita di una città, avere un cantiere che, anziché due anni, dura sei mesi.

L’Aquila fa anche pensare ai ritardi nell’intervento sul centro storico. Lì come si interviene?
Tutt’altro paio di maniche. Sono strutture di altra natura da ripensare, riorganizzare e ricostruire ex novo. Ci vuole un intervento, costosissimo, di restauro architettonico. Significa recuperare i pezzi e rimetterli al loro posto, uno ad uno, creando una struttura in acciaio o in fibra carbonio interna da dissimulare. In Italia c’è la scuola migliore al mondo ma le risorse, rilevantissime, che servono, vanno investite dalla politica.

Senz’altro. Sperando che si aiuti a risorgere una città che, adesso, è morta.Ma cosa si doveva fare? C’erano anziani, bambini: quanto si può vivere in una tenda? due mesi? La soluzione è provvisoria ed è stata data perché le persone rientrassero in una casa. Purché quel che è temporaneo non diventi permanente, certo! Al di là della demagogia, non c’erano alternative. Adesso è necessario che le migliori energie del Paese negli ambiti del restauro e dell’architettura convergano a L’Aquila per ricostruirla. Si è fatto ad Assisi, perché non qui?

Speriamo, davvero. Tornando ai suoi moduli, sul fronte del design cosa può dirci?
Lavoro da tempo sul tema del design sviluppando un processo mirato a dare risposte di efficienza e qualità sia funzionale che estetica agli ambienti abitativi. In questo caso si è fatta un’operazione con Euromobil, azienda veneta che produce arredi di altissima qualità, per arredare le unità scegliendo materiali e forme in linea con l’architettura, ovvero realizzando prodotti ecologicamente sostenibili, pratici, non di lusso ma di qualità alta, pur nell’attenzione all’aspetto economico.

Una proposta di design democratico.
Sì. Una proposta di arredo equilibrata pensata per tutti gli ambienti della casa, dalla cucina al bagno, che comprende anche la parte illuminotecnica.

Schema delle abitazioni modulari Space for Life

Come si fa la ceramica sostenibile?
Innanzitutto si scelgono materiali naturali, argille, che siano rigenerabili e, a fine vita, riciclabili; si smaltano senza additivi chimici ma con colorazioni all’acqua. E poi c’è l’efficienza: con Jacuzzi avevano già progettato un water che scarica 3,5 litri anziché i 6,7 litri di uno sciacquone ordinario.
Jacuzzi, però, firma un’alta gamma di prodotto.
Nient’affatto. La linea Move, disegnata da noi, è un prodotto per un target medio, competitivo e fatto in italia per tutta Europa. Siamo persino riusciti a riportare qui la produzione con un prodotto qualitativamente vincente.

La ceramica la sappiamo fare. Da millenni, direi.
Appunto. Io ho visto i modelli in gesso utilizzati dagli artigiani che discendono in linea diretta dagli antichi Romani. Competenze e strumenti tramandati da nonno a padre a nipote, una filiera di intelligenza dove nulla è sprecato. Chi ha detto che è sparita la società industriale in questo Paese ha detto una cavolata pazzesca.
Se sposto la produzione dall’Europa alla Cina non è perché qui non sappiamo più lavorare. Ci si guadagna manodopoera a basso costo e di spostare l’inquinamento anche se in Cina i livelli sono astronomici e i tassi di tossicità delle lavorazioni industriali sono stellari. Scaricano nei fiumi e poi si stupiscono che cambia il colore…

Questi i partner del progetto Space for Life*:
- Sistem, tutta la struttura in Legno;
- Euromobil, arredi e complementi del modulo abitativo, escluso i bagni;
- Lea Ceramiche, ceramiche interne e facciata ventilata;
- Iradium, complementi bagno;
- Ceramiche Cielo;
- Simmons, letti;
- D-line;
- SoFar/SoNear, tessuti;
- Green Biz;
- Marmi Faedo;
- Vitrum;
- Oikos, Verniciature e Decorazioni;
- Glip, Illuminazione Esterna;
- New Form, Rubinetterie;
- Cadorin, parquet.
* l’elenco è provvisorio e comprende quanti hanno confermato l’adesione.

www.studiomarcopiva.com

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