Ecologia&Sostenibilità
14 set 2012Inserito in in: Ecologia&Sostenibilità 0
Verde e, inaspettatamente, bella.
La sostenibilità vista da un esteta.
A colloquio con Luca Scacchetti sul tema del suo progetto per la mostra Green Home Design del prossimo Made: La grazia della sostenibilità.

L'architetto Luca Scacchetti

Il segreto della sostenibilità? La grazia, secondo Luca Scacchetti. L’architetto è uno dei (magnifici? Assolutamente sì, coerentemente all’ottimismo che anima questo blog nella sua essenza) sei che animeranno, all’interno del prossimo Made, lo spazio Green Home Design. Tra gli altri, Massimo Mandarini ha già fatto comparsa su queste pagine e, a breve, anche Marco Piva, Aldo Cibic e gli altri saranno a dirci quanto è vitale e denso il tema del design verde all’interno del proprio esercizio progettuale.
Lo abbiamo dunque intervistato a partire proprio dal titolo del suo lavoro.

La grazia della sostenibilità. Intrigante.
Il titolo vuol essere polemico anche con la sostenibilità, un obiettivo che può essere ottenuto anche con risultati drammatici: si pensi a tanta parte dei nostri panorami, annientati da distese di pannelli fotovoltaici che sono.. aberranti!
Io recupero un concetto vasariano, di grazia come predisposizione a fare le cose indipendentemente da ogni volontà che dovrebbe accompagnare la produzione, il risparmio, l’efficienza. La grazia ha in sé un contenuto estetico che, secondo il Vasari, irrompe anche in modo inaspettato. Al modo che, per quanto uno possa studiare tutta la vita, appare un altro, meno saputo e competente, e fa un capolavoro.
In maniera sorprendente. In stato di grazia, appunto.
Nel tempo in cui si vuol spiegare tutto, resta un margine di non-spiegabilità nelle cose, che accadono, possono avvenire in modo casuale e fanno fare salti.
Nel caso della mostra, recuperare grazia significa mettere l’accento sull’aspetto estetico. Esiste una grazia di modi e di forme nell’impatto ambientale e in architettura.

Prototipo di casa a basso impatto per la mostra Green Home Design - Made

L’architettura sostenibile è brutta?Certa architettura è brutta. A prescindere dal suo essere sostenibile. In tanti, troppi casi si è persa la sua grazia, l’architettura è sconfinata nella scultura, divenuta faccenda di tetri figuri vestiti di nero, turba personale. Ma così scade a mal di pancia del singolo e invece l’architettura è di tutti, entra nel paesaggio. Non può essere farsi il proprio castello ed è finita lì. L’architettura è per natura sociale, è un fatto pubblico. Esistono regole che l’architettura contemporanea ha perso, si è fatta intortare, ha ceduto al peggio, all’apparire e alla superficialità che si addensano spesso là dove brillano le archistar, che propugnano, allora, un sistema di valori deteriore.
Bisogna aggiungere l’educazione estetica all’efficienza, al risparmio. Questo è il compito dell’architettura oggi.

E allora evviva le provocazioni. Sane.
Sono un po’ arrabbiato, possibile che da dieci anni sulle riviste di architettura sia tutto storto? L’architettura non è la moda, non deve subire il capriccio del momento. Invece, è divenuta preda di un’accelerazione consumistica potente. Lavoro in Cina e lì mi raccomando: facciamo cose ben fatte ma non strane. Non può essere tutto non-regola, progettare e costruire non è la fiera di chi è più bizzarro!
Questo corso ha fatto il suo tempo, è come l’economia, questo è un momento di rivolgimento profondo.

Prototipo di casa a basso impatto per la mostra Green Home Design - Made

La crisi, quindi, è un rivolgimento creativo, anche positivo..?
Questa è una crisi economica e di modello culturale di crescita, che mette in crisi la nostra idea di vita sociale, di consumo, eleganza, durabilità delle cose. Il mondo è cambiato. Pensi solo a una parola, usata in modo vergognoso e oggi appannaggio solo delle riviste di gossip: lusso. È scomparsa dal vocabolario, in un attimo! Tornano altri termini: eleganza, ad esempio. Non c’è più – per fortuna – bisogno di mostrare il potere economico attraverso gli oggetti, le case, le auto, e si cerca un tono più autentico delle cose. Questo deve toccare anche l’architettura e tocca l’indirizzo più interessante degli ultimi anni, l’architettura eco-sostenibile.

Voi cosa fate?
Noi costruiamo case popolarti in legno di quattro piani o prefabbricate prodotte con Stratex che hanno una serie di caratteristiche architettoniche e tecnologiche tali da garantire una durata maggiore e con forte propensione al risparmio energetico.

Angolazione del prototipo di Scacchetti di abitazione a basso impatto

E per quanto riguarda gli interni e gli arredi?
Anche nel design c’è un tema ecologico. Se si usa troppo materiale, non necessario, che so, per una scrivania, è uno spreco. Così come per i piani di granito delle cucine per cui si sono consumate intere montagne e oggi chi ha un piano fatto così non lo sopporta. Oggi si utilizzano materiali altri, a più alte prestazioni e molto più sottili. Il tema dello spessore è fondante, e di strettissima attualità, nel design. Oggi si sono molto ridotti, il risparmio materico è importante.
A questo proposito, i volumi di legno nelle case che dovrebbero essere ecologiche è, spesso, inquietante.
Impressionante, sono d’accordo. Noi abbiamo previsto l’impiego di scarti di legno, trucioli pressati senza colla che garantiscono un’ottima coibentazione, provenienti dagli scarti delle segherie che lavorano mobili. Si tratta di materiale molto compattato con cui, quindi, si realizzano pareti portanti, che danno più flessibilità nell’articolazione del progetto rispetto ai pilastri.

Perché? Può spiegare per i profani?
Il pilastro implica una gabbia e dimensioni modulari, con un modulo rigido di 5.6 metri a seconda. Con la parete non c’è alcun vincolo. Si pensi alle tipologie abitative sviluppate da Mies van der Rohe, concepite a partire da piani organizzati liberamente nello spazio.

Anche aver limitato l’altezza a quattro piani è interessante.
Si possono fare a otto ma noi non azzardiamo. Anche l’impatto sul paesaggio è importante.

E al Made, cosa portate?
Un prototipo di casa in legno a pannelli. Si è lavorato sulle diagonali, la casa è orientata verso punti di vista ideali nel paesaggio, con stanze che sono cannocchiali ottici. L’innovazione si è fatta con materiali vari per il rivestimento, dalla fibra di vetro – che non ha peso specifico e garantisce altissima coibentazione – ai rivestimenti ceramici e agli intonaci – che assorbono smog e depurano l’aria. Una casa prefabbricata di 120 mq con un costo molto contenuto, completamente arredata, sviluppando un sistema di mobili ad hoc. In cucina gli spigoli sono protetti da trafile in acciaio, che esistevano già con altri impieghi. Le abbiamo lasciate a vista così da diventare un motivo estetico oltre che un fattore di risparmio nell’investimento grazie alla scelta di componentistica industriale. Il sistema di luce è interessante, la casa è dotata di enormi finestre, di varie tipologie. Veri e propri cannocchiali ottici puntati sul paesaggio, come dicevo. In fiera non si percepisce e va immaginato ma la si metta in campagna, ed ecco che il paesaggio ti entra in casa.
Il sistema delle luci è piuttosto tradizionale, sono soft e di atmosfera, ricavate da una lamiera di bronzo piegata con cui si è realizzata tutta la gamma dell’illuminazione, dall’applique alla lampada. Con un gesto semplicissimo si è creata una collezione di lampade di grande impatto estetico e che, più invecchia, più guadagna in bellezza.

Costo al metro quadro?
Intorno ai 1.200 euro, con i mobili si arriva a 1.400, 1.500 euro.

Altra prospettiva del prototipo casa a basso impatto


Soddisfatto o si può far meglio?
Si può fare meglio, sicuro, ma ci vuole più ricerca. Più tempo. Non saremmo stati pronti per questa che è anche un po’ la fiera delle vanità, dove si arriva e si presenta il compito sulla sostenibilità per prendersi il premio del plauso collettivo.
Soprattutto sulla riduzione degli spessori, e lo stiamo già facendo. Ma è lunga, ci vorranno un paio d’anni. Lo spessore del materiale di coibentazione ha un fortissimo impatto sul prodotto finale. Più il materiale è sottile, più è trasportabile e più facile è il montaggio. Così che anche la manodopera – che è una voce di spesa ingente – abbatte il suo costo. Per fare questo bisogna alleggerire, e quindi ridurre gli spessori.

Un messaggio per chiudere?
Direi che sicuramente il mondo della progettazione in legno è un luogo dove la ricerca – in termini di materiali e di elementi tipologici e morfologici – procede a grandi, grandissimi passi. L’edilizia tradizionale, invece, è ferma, non produce più alcuna innovazione. Intorno al legno si muovono le trasformazioni. E questo è davvero molto interessante.


www.scacchetti.com

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