Materia&Innovazione
10 ott 2012Inserito in in: Materia&Innovazione 1
Coltivare comunità felici costruendo
case belle e verdi.
La formula di Cibic per Made 2012.
La ricerca di Aldo Cibic, attraverso il centro studio Cibic Workshop, da dieci anni progetta case e comunità nell'altra Italia. Quella dei paesi e dell'agricoltura come attività principale. Dove sicurezza alimentare e abitare sostenibile si saldano facendo tutt'uno con una storia antica che lancia sfide al presente.

L'architetto Aldo Cibic

Lo spirito che si respira, dietro ai progetti dello studio Cibic, anzi, dello spin off Cibic Workshop che è ne è la frangia più sperimentale e innovativa, per la mostra Green Home Design dell’imminente Made, è un piacevole tono divertito e leggero.

Aldo Cibic, prima, e Tommaso Corà, poi, ci hanno raccontato come si è arrivati alla realizzazione di due prototipi in scala 1:1, il primo in calce-canapa, il secondo, in laterizio montato a secco su telaio di metallo, due esempi di edilizia sostenibile, su fronti diversi.
Cibic ammette che, rispetto ad altri progetti, “più stilizzati” e giocati sull’impatto estetico, “noi stiamo rischiando. Come una volta ricordò Clinton, citando Machiavelli, il problema di qualunque innovazione è convincere oggi qualcuno che domani ne avrà bisogno”.

Per questo lo studio ha puntato alla concretezza, realizzando due prototipi funzionanti, che mostrassero, con la mera presenza, da un lato, le possibilità dell’impiego della canapa nella bioedilizia – “il primo progetto è quello di una scuola a Venezia, la cui costruzione , circa mille metri quadrati, richiede circa quattro ettari di canapa”, spiega Cibic” – e, dall’altro, una tecnica altrettanto interessante e all’avanguardia, allo stesso modo, “un ragionamento sul modo contemporaneo di lavorare sul costruire”, sintetizza Corà.

Prestazioni dei due prototipi "Coltivare comunità" - Cibic Workshop

Frontiere anche concettuali, affrontate con il piglio curioso della sperimentazione pura, che, all’inizio almeno, domanda solo di essere soddisfatta nel suo bisogno di produrre il nuovo, l’inedito, l’innovativo e soltanto più tardi che la novità sia anche produttiva, capitalizzabile, economicamente rilevante. “Siamo contenti di poter fare due proposte molto diverse”, continua Corà, “agendo, con la calce-canapa, nel solco della bioedilizia con un materiale naturale, anallergico, biodegradabile al 100%, che garantisce risparmio energetico, comfort termico e di costo contenuto”. Senza integralismi, la calce-canapa è stata riconosciuta come concretamente efficace. E non si è inventato nulla. “Si tratta di recupero di antiche tecniche costruttive con ottime prestazioni, riconosciute, e a basso impatto lungo tutto il ciclo produttivo. La canapa non è la lana di roccia, sbandierata come materiale naturale e che ha, però, sventrato le montagne per essere estratta”.

La canapa era, in effetti, già impiegata accanto alle strutture in legno negli edifici nuovi o per i cappotti esterni delle case tradizionali.
Sul recupero della canapa, Aldo Cibic ricorda che “siamo stati grandi produttori, nel momento di massimo fulgore eravamo, per qualità, i migliori al mondo e, per quantità, i secondi al mondo. Si è partiti nel ventennio e, dopo anni di abbandono, adesso viene recuperata. Per puro caso, tramite Barbara Ceschi, maniaca della canapa, ho conosciuto Paolo Ronchetti di Equilibrium, azienda lecchese che ha messo a punto la calce-canapa [di cui la Ceschi è anima e finanziatrice, ndr]”.

Risparmio energetico comparativo - Cibic Workshop

Dall’altra parte, la casa a telaio metallico è una risposta industriale al sistema di edilizia tradizionale: “Oggi, la situazione media in un cantiere è una durata di un anno e mezzo, tempi lunghissimi, costi che lievitano, maestranze sempre meno professionali, necessità di una direzione costante e difficoltà di gestione sempre più grandi per le imprese. È snervante per tutti, e si ripercuote pesantemente sulle aspettative del cliente. Con il sistema a telaio metallico, il materiale più antisismico e solido che ci sia, totalmente elastico, molto più resistente di una struttura tradizionale, il tamponamento della parete è fatto con mattoni a secco e tenuto con tiranti, l’inerzia termica è garantita da un sistema molto più moderno e efficace, la casa è pronta in 16 settimane, agli stessi costi.
“Due materiali diversi, uno più naturale, l’altro più industriale, entrambi sostenibili e efficaci, che si prestano a interpretazioni diverse, la calce-canapa, forse, più finalizzata al residenziale, il telaio metallico molto flessibile”, chiosa Corà.

Delle due, il prototipo in calce-canapa è quella che intriga di più. Se sul materiale torneremo con un piccolo approfondimento, da Cibic abbiamo voluto sapere com’è nata. Si tratta di una casa di un piano con il tetto verde: “L’idea è di lavorare su un linguaggio abbastanza semplice, offrire un’alternativa alla vita contemporanea: il futuro a cui andiamo incontro favorisce la creazione di questo genere di estetica. Concepiremo spazi sulla base di un principio di economia, come risposta alla domanda: di quanto spazio ho bisogno per vivere?
Incontro molte persone, professionisti che pongono la cosa in questi termini. Si domandano: quanti metri quadrati mi servono, quanto spazio voglio riscaldare e consumare, quali materiali posso scegliere per garantirmi il miglior isolamento, la coibentazione più efficiente, l’insolazione ottimale. I parametri virano verso la salubrità di spazi che respirano. La domanda è: su quali parametri baso il mio benessere? E, dal mio punto di vista, imprescindibile è la bellezza, la performance non deve vincere sull’estetica. Che il canone sia mediato da Sottsass o dal Bauhaus, a casa propria ci si sta perché è bella. La performance deve stare dentro il sogno, non si abita in una casa perché consuma poco”.

A sinistra la casa in calce-canapa e a destra in laterizio

Così, la casa tipo per una famiglia di quattro persone ha una superficie di 65 metri quadrati, sufficienti per avere due stanze, due bagni, un soggiorno e una cucina. E, a questo punto, l’interrogativo è: in quale orizzonte concreto si muove questa costruzione? Il nostro è un Paese sempre più urbanizzato, con strade che sottraggono chilometri quadrati di terra e città che si verticalizzano drasticamente, con effetti a metà tra il scenografico e l’inquietante.

Qual è lo spazio per la casetta monofamiliare? Cibic è chiaro: “Il nostro progetto si chiama Coltivare la comunità ed è concepito per l’altra metà del Paese, l’altra storia. Se una è quella della densità della città, la nostra ricerca, iniziata alla Biennale di otto anni fa. Ci sono luoghi dove l’agricoltura resta l’attività economica principale. Lì lavorare su un’edilizia a basso impatto è doveroso e naturale. A volte, l’edilizia residenziale prende il posto di vecchi capannoni, residuo di attività industriali estinte. L’idea di una casa di canapa è un’alternativa non invasiva che, rispetto al volume che la precedeva, implica un cambio di scala e di stile. Essere il meno impattanti possibile, con l’idea – che si sta sviluppando con un agricoltore amico di Parma – di integrare l’azienda agricola alla dimensione residenziale. In certe situazioni la dimensione del vivere ha un legame stretto con l’ambiente naturale, l’uomo vive a contatto con la natura, immerso nella natura, non è un attivatore di traffico e di tutto quel che al traffico si lega necessariamente. Tolta la città, rimane la campagna. Che, spesso, è molto vicina alla città e coltivata a monocultura e allora il lavoro è generare nuovi modelli per produrre una conversione alla policoltura, funzionale perché un buon numero di persone possa sopravvivere, vivere di quel che viene prodotto. La sfida è di non diventare impattanti. Senza mitizzare”.

“Con il Cibic Workshop abbiamo inaugurato anche il progetto Rithinking happiness che ha progettato un insediamento sulle colline venete, all’interno di un paese, autentico company town sorto intorno a una fabbrica da abbattere. “La bonifica di un ex centro industriale ha significato ripensare un’idea nuova di residenzialità legata all’agricoltura”, spiega Cibic; “bisognava legare sicurezza alimentare – non autarchia – a quella energetica ed economica e, dunque, sociale; il modo in cui il cibo si lega alla vita fa la storia. E la storia va capita in base ai contesti. Il modo di abitare e quello di procurarsi il cibo sono facce della stessa medaglia”.

Aziende partner del progetto Coltivare comunità
Equilibrium, casa in canapa
Innova, case a secco in struttura metallica e laterizio
Oikos, rivestimenti interni ed esterni
Carretta, serramenti
TreP TrePiù, porte
Listone Giordano, parquet
Vitrium, domotica e comandi elettrici
Glip, illuminazione a led
Luceplan, illuminazione decorativa
Relco, illuminazione da esterno
Oltremateria, superfici continue in ecomalta
Arrital cucine, cucine in paperstone
Altamarea, arredo bagno in paperstone
Glass Idromassaggio, cabine doccia
Vitra, sanitari
New Form, rubinetterie
Environment Furniture, divani
Euromobil, arredi interni
Il giardino di legno, arredi esterni
Sailmaker, tessuti tecnici da esterno
Star Energia, consulenti per sistemi energetici
Etropolis, scooter elettrici



www.myexhibition.it
www.cibicpartners.com
www.cibicworkshop.com

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One Response

  1. [...] con la canapa. Il prossimo sarà a fine ottobre e il successivo a fine novembre. Oltre che al Made, saremo presenti anche a Ecomondo, a [...]

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