Materia&Innovazione
12 nov 2012Inserito in in: Materia&Innovazione 0
Una casa di… cartone? Così pare.
Storia della metamorfosi (da parete-stand a poltrona di design).
Assemblare - e disassemblare, ecologically correct - il cartone ad altri materiali, legno, tessuti, imbottiti, persino vetro e led, per abbatterne gli svantaggi in termini di durabilità e ottimizzarne i vantaggi, alle voci sostenibilità, leggerezza, economicità. Eccola, la prima collezione (completa) di mobili non-solo-cartone di P-One.

Fino ad ora, un po’ snobisticamente, di cartone non ci eravamo occupati – derubricando, forse superficialmente, quel si produceva alla voce “Simpatico, ma arredare casa è un’altra cosa” – poiché, sino ad oggi, il connubio con il design non aveva prodotto che arredi temporanei, nell’orbita degli allestimenti, leggeri e low cost, soluzioni per stand, fiere, vetrine, esposizioni. Adesso, sembra proprio che sia stato segnando il passo – o, se non è andata, ci siamo vicini.

Libreria OMM in cartone e mdf - P-One

Così, tra scetticismo scalfito (solo nostro?) e crisi del comparto mobile (ubiqua, in effetti), si colloca la chiacchierata con Tiziano Remor, a capo della P-One, entusiasta annunciatore di una nuova stagione per un materiale, naturale, riciclabile, a basso impatto e, dunque, interessante dal nostro punto di vista, ma la cui scarsa durabilità restava l’inaggirabile tallone d’Achille.

Cos’è cambiato, dunque? Qual è la novità della collezione P-One in questo mercato?
Faccio una premessa. Sono l’amministratore di P-One che è una società nata 4 anni fa – e facente capo a un gruppo molto più ampio – per produrre arredi in cartone. Non siamo nati ieri, insomma, anche se, in effetti, questo è l'anno della svolta – che abbiamo voluto presentare a Ecomondo, che si è chiusa sabato, all'interno di un convegno tematico. Abbiamo chiesto la collaborazione Roberto Pamio, designer capace che conosco da tanti anni – da titolare di un'altra azienda che lavora in comunicazione pubblicitaria [la Pubbli-Remor, che si occupa di affissioni, cartellonistica, decorazione e allestimenti, ndr].

Sgabello Cork in cartone e corian - P-One

L’intervento di un designer è un segnale, rispetto alla produzione di un’intera collezione, ma, in effetti, ancora non rappresenta il cambio di rotta che ci ha annunciato.
Vero. Quel che abbiamo fatto è stato di considerare il foglio di cartone – prodotto da noi a partire da cartone riciclato – come se fosse stato un foglio di legno o di truciolare. Abbiamo corretto quel che non funzionava e fatto gli accrocchi giusti perché diventasse resistente quanto il pannello di legno.
Lo abbiamo abbinato ad altri materiali, più pregiati: strutture metalliche, imbottiti, tessuti, piani in corian per i tavoli. L’intervento del design è stato complementare a quest’operazione che ha riscattato il cartone e lo ha reso un materiale molto più fruibile e resistente, che restava, perciò, da fare bello. Siamo oltre l’usa e getta, gli allestimenti temporanei, che garantivano velocità di montaggio e economicità.

Tavolo Pole in cartone e corian - P-One

La durata è quella di un mobile a tutti gli effetti?
Certo, non c’è più il problema della durata, sono mobili in piena regola, con cui, certo, bisogna avere qualche riguardo. Tipo quello di non versarci dell’acqua sopra. Ma con una poltrona Frau i riguardi non si hanno? Ma, quanto a durata, non temo obiezioni. Di questi mobili si dirà “Caspita, è di cartone!”, come di un vantaggio in termini di leggerezza e sostenibilità. È cambiato il senso di quell’affermazione.

Lo avete cambiato, vuol dire. Eppure, di produttori ce n’è, da A4A a Kube Design – che ha firmato il loft di X-Factor – a Cervasce. Cosa vi differenzia dai concorrenti?
Detto da me è presuntuoso ma, a essere schietti, se, fino all’altro ieri, P-One era come Kube Design (e gli altri, non li conosco nemmeno), oggi siamo avanti di vent’anni. La sostenibilità è assoluta, siamo gli unici in Italia a gestire tutta la filiera. Riceviamo il cartone destinato al macero raccolto dalle municipalizzate e lo rilavoriamo attraverso le sei cartiere del gruppo Pro-Gest [che conta 17 aziende per un totale di 1000 dipendenti e 300 milioni di fatturato, nrd]. Facciamo in modo che le distanze tra i vari passaggi produttivi siano brevi: se raccogliamo la carta a Verona, facciamo i mobili a Rovereto. È importante che la filiera sia corta e la produzione vicina al chilometro zero. Poi, abbiamo fatto in modo che tutti i pezzi fossero disassemblabili, anche se non tutti, ancora, sono riciclati o riciclabili. I cotoni che utilizziamo, però, sono già rigenerati, ovvero rifilati e ritessuti da un’azienda di Prato. Ancora, il metallo è un materiale riciclabile così come il legno.

Il corian, però…
Non lo è, vero, ma su un tavolo pensato per durare venti o trent’anni ci possono essere deroghe nei confronti di un materiale termoplastico, leggero, con ottime prestazioni. E, comunque, per definire un mobile ecosostenibile la massa inquinante non deve superare l’8%. E ci stiamo!

Tavolino Wheel in cartone e corian - P-One

Come si colloca P-One all’interno del gruppo?
Impiega 18 persone e fattura 1,5 milione di euro l’anno. Prevediamo una crescita a due cifre per i prossimi tre anni ma se saremo più vicini al 10 che al 30% non si può ancora dire. Senz’altro stiamo investendo, in macchinari che facciano di questo un prodotto industriale poiché, sinora, si è trattato di produzione artigianale.

Questo passaggio, alla lavorazione industriale, è altrettanto rivoluzionario – forse esageriamo un po’ i termini della cosa. Come si fa?
Si creano isole di montaggio e si procede con l’automazione di certi passaggi.
Tutto brevetto vostro?
Sì, direi proprio di sì.

E qual è la risposta del mercato?
Il giro d’affari è già internazionale e, a Ecomondo, si è allargato ancora di più. Abbiamo avuto contatti interessanti con rivenditori possibili in tutto il bacino del Mediterraneo, Est Europa e Brasile. Eh, un tedesco a Rimini non viene, e neppure il francese ma il brasiliano sì. Su certe cose siamo avanti, in Italia, in fatto di riciclo non abbiamo da invidiare nessuno. In questo momento, come P-One stiamo facendo ricerca in nanotecnologia: stiamo studiando un trattamento superficiale per impermeabilizzare le superfici in cartone mediante particelle di silicio misurabili in milionesimi di millimetro.

Sedia Magma in cartone, acciaio e multistrato di pioppo - P-One

Come siete arrivati a questo punto, anzi, come ci è arrivato lei? Che formazione ha?
Io sono un perito tecnico, vengo da una scuola professionale e ho lavorato tanto, in quel Nord-est che è una terra di imprenditori volitivi. Sono sempre stato una persona ingegnosa, è parte della mia storia familiare, siamo tutti dei creativi. Sul cartone, ne so grazie agli allestimenti, che mi ha fatto maturare un’esperienza a 360 gradi. L’ultima frontiera è stata di abbinare il vetro e il led. L’appetito vien mangiando, no? E allora abbiamo fatto un accordo con Fabian, che è tra le prime 10 aziende di illuminotecnica in Italia per distribuire in tutto il mondo le nostre lampade in cartone, certificate Tuv e CE. Cartone al posto del vetro e del policarbonato, non è stupefacente?

Lei è contagioso. Cosa si augura per il 2013?
Non riesco a fare previsioni e, del resto, non mi preoccupo per me e per la mia azienda. Quel che mi dà da pensare è lo Stato che, in una congiuntura difficile, sta lasciando le aziende allo sbando e le ha, spesso, già abbandonate. Bisogna dare ossigeno alle imprese virtuose e non confondere tutto come si è abituati a fare in Italia. Il paese sta implodendo, cosa lasceremo ai nostri figli? Chi è bravo va aiutato, subito e di più, così che anche chi è meno bravo possa beneficiare di quel che verrà prodotto. Bisogna tirar la cinghia ma, ogni mese, quanto vedo quanto do ai miei dipendenti e quanto verso allo Stato, mi vien da piangere. Vogliamo dare un po’ di ossigeno anche a chi lavora? In fiera ho conosciuto una signora, un’imprenditrice, che dal Trentino si è trasferita in Cile perché, dice, l’ottimismo che c’è laggiù in Italia non c’è più. È possibile? Io mi auguro un futuro di ottimismo per questo Paese, se lo merita!


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