Ecodesigner
28 dic 2012Inserito in in: Ecodesigner 0
Giorgio Caporaso. Le mode passano ma il verde va su tutto.
A esplorare le eco-collezioni More e More_Light. Tavoli, librerie,chaise longue in cartone abbinato a materiali altri, che hanno avuto l'onore di essere esposti alla Biennale di Architettura di Venezia. Riscatto definitivo per un materiale non più soltanto povero?

Quando ci siamo occupati di cartone e dell’affascinante potenziale in tema di design per un materiale povero, economico, riciclabile – tutte caratteristiche meritorie e catalizzatrici del nostro più vivo interesse – abbiamo, in effetti, creduto di dare notizia di un’innovazione senza precedenti. Invece, ahinoi, abbiamo mancato il primo, capostipite a buon titolo della combinazione di cartone e altri materiali – più nobili, se la distinzione ha un senso, forse solo in termini allusivi, di un rimandare, far segno, direbbe un semiologo, a un certo contenuto significativo. Del resto, nessuno ce lo ha fatto notare ma noi stessi lo abbiamo rintracciato, in quel di Varese, dove vive e opera da una certa quantità di anni. Dagli anni 2000, Giorgio Caporaso progetta e sperimenta in eco-design e la sua prima linea, More, è del 2007. Prima, del resto, da architetto, l’attenzione all’impatto ambientale del progetto era stata una costante del suo lavoro.

More Light sistema modulare - Caporaso Design

Come lui stesso racconta, “ho sempre avuto una particolare attrazione verso gli interventi sostenibili. Già dal 1999-2000, introducevo giardini pensili nei miei edifici, come esplicita forma di rispetto per la terra che, tolta a livello del suolo per fare spazio a quelle costruzioni, veniva riproposta in quota e diveniva utilizzabile, nella mia ottica, da tutta la comunità. Coperture pubbliche utilizzabili: questa era la maniera più intelligente per sanare la ferita prodotta alla terra. L’avevo pensato per un edificio da costruire nel centro di Varese, sfortunatamente mai realizzato. L’ipotesi era di creare aree verdi semi-intensive, promenade in quota: il tetto verde, come si sa, perché oggi non è certo una novità, ha anche una funzione refrigerante contro l’isola di calore creata dalla costruzione stessa. Un’utopia, forse”.

Una bella utopia che si è realizzata bene altrove – forse non a Varese. Il suo interesse per la sostenibilità accompagna tutta la sua carriera professionale.Se è per questo, nasce ben prima: sin da bambino mi sono interessato a questi temi. Capivo che l’ambiente necessitava di maggior rispetto, così mi facevo regalare libri sui temi dell’ecologia, mi sono fatto iscrivere al wwf. Così una volta divenuto progettista, il mio spirito ecologista è entrato nel mio lavoro. Certo, non sono un immobilista ma la considerazione per l’ambiente è sempre oggetto di riflessione, portata fino alle estreme conseguenze. Così, tutto quel che si utilizza merita rispetto: se è legno, allora che abbia il marchio fsc, che tutela il bene forestale. Faccio soltanto un esempio, naturalmente. Quel che voglio affermare è il nostro fare non può dipendere dalla mera speculazione finanziaria. Non sono per limitare la scienza o l’innovazione, anzi, ma tutte le componenti del nostro mondo meritano attenzione e cura.

Vaso ToBe e panca Moretto - Caporaso Design

Tanto più che l’innovazione può andare proprio in direzione di questa tutela.
Infatti, senz’altro. Del resto, la mia prima linea di eco-design è la dimostrazione di come, con studio e applicazione, si possa produrre in maniera sostenibile e inquinando il meno possibile, in contrasto con una tendenza contraria, che promuove un ritmo di produzione di artefatti e l’utilizzo delle risorse senza alcuna coscienza. Insopportabile.

Quali sono i principi che hanno ispirato il suo lavoro, dunque?
Innanzitutto, l’innovazione perché un oggetto eco-sostenibile non dovrebbe avere prestazioni inferiori agli oggetti tradizionali e, per questo, serve continuare a far ricerca. Io ho contaminato diversi materiali tenendo sempre conto del criterio della disassemblabilità delle varie componenti. Ho abbinato il cartone pressato a quello ondulato e alveolare e poi al legno, al metacrilato. Così, non solo ho reso resistente e durevole il cartone, che è spesso già riciclato, ma, a fine vita, gli elementi dell’oggetto possono essere divisi e riciclati – oppure smaltiti, se non è possibile riciclare, ma il principio è salvo.

Sistemi modulari More Light e Mini More - Caporaso Design

Quindi, la modularità. Ho disegnato oggetti componibili e multifunzionali, trasformabili. La nostra vita è mobile, mutevole, la casa cambia, in base a esigenze sempre diverse, le mode passano. Così, i miei oggetti e accessori d’arredo sono concepiti per far sì che materiali e finiture siano modificabili. Gli elementi che sono sedute possono diventare librerie o scaffalature, scomponendo e ricomponendo. Con la tensione costante a che linee e forme siano piacevoli: dopotutto, il bello è sostenibile, e non viceversa. Ancora, se voglio soltanto rinnovare il mio mobile, perché, nel corso degli anni, il mio gusto è cambiato e quel che avevo scelto non mi appaga più, bene, non si butta via l’oggetto ma si può sostituirne una parte, la superficie, le finiture – che so, non mi piace più il metacrilato che profila la libreria e voglio cambiarlo con un profilo in legno oppure, persino, non voglio più il rosso ma il nero: ecco, si può fare, come si farebbe con la cover di un telefonino.

Geniale. E divertente. Certo, dietro c’è uno studio progettuale profondo e una profonda conoscenza dei materiali, del loro potenziale e del loro comportamento.
L’obiettivo è di rimodulare i pezzi a proprio arbitrio, per non buttare un oggetto ancora in buone condizioni con il passaggio del tempo. Credo che un elemento di arredo debba vivere con il suo proprietario, adattarsi a diversi contesti e fasi della vita. Allo stesso modo, con il mio sistema costruttivo, funziona la logica del pezzo di ricambio. Un risparmio in materiale, energia, trasporto, denaro.

Un inno alla riduzione dei consumi.
Senza integralismi. I miei pezzi – delle due collezioni More e Morelight – sono stati scelti per essere esposti alla Biennale Internazionale di Architettura perché coerenti con il bello cui siamo abituati e che pretendiamo da un oggetto di design. Quel che deve fare l’eco-design, per essere tale, è innovare, andare un passo oltre, senza copiare linee e funzionalità di oggetti esistenti ma ispirando una progettualità nuova e diversa. Lo sforzo è di ripensare gli oggetti a partire da materiali e caratteristiche nuove.

Può farcelo.. vedere?

Chaise Longue X2CHAIR - Giorgio Caporaso Design

Certamente. Prendiamo, ad esempio, la mia chaise longue, x2 chair. La realizzazione è del 2008, con uno studio che spazia su un arco di qualche anno precedente, dal 2005 in poi. È uno dei pezzi scelti per la Biennale di Architettura. È diventata, direi, un’icona di un certo eco-design ed è la rappresentazione efficace di un concetto, di un approcio al design che mi affascina: la forma è anche la funzione. Certo per me, per la ricerca che ho portato avanti su tale oggetto, e per il risultato di design che ho ritenuto rappresentasse il miglior compromesso in tale senso. Però, è bella – anche se non devo essere io a dirlo [ma noi siamo d'accordo, ndr].

Com’è fatta? Ecco, si vede bene che è l’unione di più elementi che realizzano quello che, per me, era un buon compromesso tra pieni e vuoti: lo spazio è riempito al 50% dal materiale. In effetti, è il risultato di una lunga serie di prototipi. D’altra parte, l’esito è un prodotto progettato per essere realizzato in ogni parte del mondo: sono sufficienti meccanismi e attrezzi semplici e diffusi. Si tratta di cartone pressato e, sul lato, il profilo può essere in teak, metacrilato o, a scelta, altri materiali. Linee e estetica sono tali che x2chair si inserisce bene in qualsiasi arredamento, anche molto ricercato. È sinuosa, raffinata, piacevole nella sua sensorialità che valorizza anche un materiale povero come il cartone.

Per finire, ecco che i rapporti tra base e altezza, nella morbidezza di una linea che gioca con grazia con pieni e vuoti permette il duplice appoggio, nell’una e l’altra dimensione. Basta sollevarla, infatti, e diventa una piacevole poltrona. Con un gesto semplice, senza alcuno sforzo, afferrando i fori laterali come maniglie, x2chair riduce lo spazio che occupa a quello di una poltroncina. Anche le due cavità che presenta sono funzionali: l’una può contenere un materassino, l’altra una borsa o altri oggetti che si hanno con sé, oppure per tenere a portata di mano i libri che ci accompagnano quando ricerchiamo il nostro spazio, intimo e rilassante. Una chaise longue, del resto, è l’esperienza che ci si fa: tempo per sé, riposo, lettura, silenzio. E x2chair è pensata anche per arredare, con gusto sofisticato, non solo un’abitazione ma anche la hall di un albergo o qualunque altro spazio pubblico.

Il tavolino Tappo - Caporaso Design

Ancora, di cosa ci può dire?
Ad esempio, di Tappo, un tavolino che è anche contenitore e lampada alimentata con luci a led a basso consumo – poco più di 2 watt – e stiamo studiando in modo da inserire una batteria ricaricabile, per renderlo autosufficiente. Lo si guardi: sul coperchio ha quattro fori che servono a chiudere ed aprire il coperchio della base-contenitore. La cavea è grande abbastanza per contenere tutti gli oggetti che compongono la nostra cosiddetta vita tecnologica: tutti i digital device, computer, smart phone, riproduttore musicale, ognuno con il suo filo e caricabatteria, che possono essere così utilizzati senza l’ingombrante presenza di trasformatori, batterie, cavi, etc, che vengono nascosti e diventano invisibili.

Anche questo è un oggetto mutante di cui si possono scegliere coperchi di colori differenti, modificando così anche il colore della luce che ne viene che, assumendo il colore del coperchio, si riverbera con tonalità più calde, fluo, acide all’intorno, valorizzando la purezza di linee del design del pezzo. Si tratta di una spesa modesta: Tappo ha un prezzo di vendita di circa 250 euro e il coperchio costa intorno ai 30, 40, a seconda che si scelga in metacrilato oppure in vetro. A breve, usciranno altre versioni, dato che, in questo momento, sto sperimentando combinazioni con altri materiali.

Sistema modulare More Light - Giorgio Caporaso Design

Ultimo esempio, il sistema More_Light – che rappresenta l’evoluzione easy di More, di cui recupera il concetto in una formulazione ancora più immediata nella traduzione concreta. Si tratta di uno scaffale-libreria modulare da comporre a partire da cubi che possono essere composti e ricomposti a proprio piacere. Sono come mattoncini di Lego, si assemblano e fissano senza ausilio di nessun attrezzo e, poiché il singolo cubo costa circa 50 euro, con 300 si può avere una bella libreria.

Eco-sostenbile due volte, economicamente ed ecologicamente.
Proprio così. Che dura a lungo ed è estremamente duttile. Non sono pezzi questi che obblighino a ripensare tutto l’arredo di casa: il rovere, naturale o sbiancato, il teak a cera si sposano con il cartone con tanta raffinatezza da fugare l’idea che questi siano pezzi poveri. Pochi oggetti di cartone possono permettersi questa eleganza, me lo faccia dire!
Abbiamo studiato, poi, un catalogo di varianti tale da accontentare tutti i gusti, con la possibilità, aggiuntiva, di personalizzare ogni pezzo con stampe scelte dal cliente. Si acquisisce il file e si mette su cartone il proprio tema, che fa da leit motiv per una stanza intera.

Sempre più interattivo e interessante. Forse la vera cifra dell’eco-design, oggi, è di poter mantenere l’ironia a cui i designer ci hanno abituato, da vent’anni a questa parte, recuperando densità di obiettivi – durata, sostenibilità, popolarità.
Anche se qualche volta l’ecologia sembra soltanto l’ultima – in ordine di tempo – delle onde da cavalcare da parte degli uffici marketing.
Come per tutte le cose, qualcuno la rincorre per fare mero green washing. Fa moda essere eco ma la cosa positiva è che lo è perché sta aumentando la sensibilità della gente, insieme alla capacità di valutare e scegliere, discriminando chi fa sul serio. È un’onda profonda, mi fa ben sperare. Il marchio Fsc, ad esempio, è ben conosciuto. Confido nella capacità che questa coscienza cresca e nella sensibilità della gente comune che permetterà che si realizzi davvero una rivoluzione verde. Del resto, è una via obbligata: non c’è altro modo di preservare le risorse del pianeta che di essere consapevoli quando si interviene realizzando artefatti e manufatti. L’attenzione e il rispetto nella scelta delle materie prime, le scelte progettuali, quel che la gente chiede attiva meccanismi virtuosi da parte delle aziende. E ad accrescere questa sensibilità e coscienza critica contribuisce anche il buon lavoro dell’informazione.

Grazie, il complimento è anche per noi, vero?
Certo. L’informazione corretta fa sì che le persone non scelgano più un certo prodotto soltanto perché costa meno ma perché impara a rispettare l’oggetto che si evolverà con loro. Il giusto prezzo dà il giusto compenso a tutti nella filiera e rinnova la sensibilità verso gli oggetti, riscopre il giusto rapporto che riscatta gli oggetti stessi dall’essere pura merce, da acquistare oggi e che domani finisce in discarica. Dare il giusto valore alle cose significa rispettarle.

Collezione Ecodesign - Giorgio Caporaso Design


Per concludere: a quali cose sta lavorando adesso?
Continuo con il cartone: per me è un gesto provocatorio, la dimostrazione che si può fare design autentico, di altissimo livello, anche con un materiale così. Sto sperimentando sul fronte della contaminazione con altri materiali affascinanti: il carbonio, ovvero l’ultra-tecnologia, da una parte, e, all’opposto, la pietra, l’eco-plastica e il feltro.

Dove mostrerà vecchie e nuove creazioni?
A gennaio sarò a Maison et object, quindi in mostra a Colonia e al Macef, all’interno del percorso Storie di cose sostenibili. Per le novità, però, bisognerà aspettare il prossimo Fuorisalone.

E per chi volesse acquistare?
Tutti gli oggetti sono in vendita da quest’anno, prodotti da Logics con il marchio Lessmore. La rete di distribuzione è ancora in fase di costruzione ma si possono fare ordini via internet, consultando il mio sito – www.caporasodesign.it – o quello di Lessmore.

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