Ecologia&Sostenibilità
06 gen 2013Inserito in in: Ecologia&Sostenibilità 0
La meravigliosa semplicità del genio. Intervista a Lorenzo Damiani.
Appena 40enne, vanta mostre personali - 'Ma dove sono finiti gli inventori?' in Triennale e 'Senza stile' nella casa-studio di Achille Castiglioni - e decine di progetti in produzione. Il segreto di Lorenzo Damiani? Forse una sorprendente, irriverente, rigorosissima capacità di togliere tutto fuorché l'essenziale.



La semplicità è il tocco – inconfondibile – del genio. E gli oggetti di Lorenzo Damiani sono così semplici da sbalordire. Il suo lavoro è talmente interessante che, non appena abbiamo trovato un appiglio (una piccola collezione di vasi, Truciolari, di legno truciolare modellato al tornio, esposta all’ultimo Salone del Mobile), gli abbiamo chiesto di rispondere a qualche domanda.
Lui, designer 40enne collaboratore di moltissimi marchi, Campeggi, Cappellini, Montina, Diamantini&Domeniconi, Ceramica Flaminia, Lavazza, premiato da Achille Castiglioni con il premio Progetto Giovane-Compasso d’Oro per la lampada Packlight nel ’98, ha lavorato durante le vacanze per rispondere.
Eccolo, spumeggiante e serissimo.

Truciolari di Lorenzo Damiani - Foto: Andrea Basile Studio

Il tuo lavoro è di una disarmante semplicità – forse un’apparente semplicità (penso ad OnlyOne), e questo è ancora più esaltante. Come si arriva a questa espressione così pulita, minimale, quale processo – creativo, forse, ma suona riduttivo: direi piuttosto ideativo e mentale – ci sta dietro? Insomma, come pensa Lorenzo Damiani?
Ogni cosa che facciamo e pensiamo, a guardar bene, è un progetto… piccolo o grande che sia. Per carattere sono portato a raggiungere lo scopo nel modo più semplice e ‘lineare’ possibile e, quindi, questo si ripercuote anche nel modo di progettare.
Non mi interessa l’apparenza della coerenza formale perché non serve a nessuno: semplicemente cerco di arrivare alla definizione del progetto nel modo più corretto possibile per me. Questo significa che tutti i miei oggetti, se guardati insieme, possono anche non avere un’estetica ‘familiare’ e tra loro coerente ma, se guardati ognuno attentamente, evidenzieranno un piccolo motivo per cui sono stati ideati e… con ‘piccolo motivo’ intendo una diversa funzione, un materiale interpretato in modo inedito e via dicendo. Questo è quello che mi interessa perché, in un mondo come quello di oggi, tutti gli oggetti dovrebbero avere anche un pur minimo motivo per cui esistere e, credo, che gli oggetti da me pensati ne abbiano uno. O almeno spero.

Onlyone di Lorenzo Damiani per IB Rubinetterie

Con questi presupposti è stata progettata la collezione di rubinetti OnlyOnecaratterizzata da una forma semplice e sobria, nata in stretta relazione con l’innovazione funzionale che contraddistingue il progetto: la sezione circolare e l’angolazione agevolano l’impugnatura del miscelatore, che viene manovrato come un joystick per aprire o chiudere il getto d’acqua; anche la variazione termica dell’acqua si ottiene, semplicemente, tramite spostamenti del rubinetto verso sinistra e verso destra.

Nella nota biografica più o meno standard che accompagna lavori nuovi e mostre si legge che i tuoi lavori hanno ‘sedotto’ aziende quali Cappellini e moltissime altre (complimenti). È così? Il tuo è un lavoro di seduzione? Cosa c’è di irresistibile nel tuo lavoro? Quel che è ‘senza stile’ può essere così magnetico?
Certamente non ho scritto io di aver sedotto qualcuno o qualcosa con i miei progetti [non l'abbiamo neanche lontanamente pensato, lungi da noi, ndr]. Il ‘senza stile’ a cui ti riferisci è il titolo della mostra ‘Lorenzo Damiani: senza stile’ tenutasi alla Fondazione Achille Castiglioni durante il Salone del Mobile 2012. L’idea del ‘senza stile’ è stata di Giovanna Castiglioni, curatrice della mostra insieme a me.
Solitamente progetto con il cuore nonostante poi mi ritenga un pragmatico: l’oggetto, per definizione, deve svolgere correttamente la funzione per cui è stato progettato. Non mi interessa la poesia ma il metodo, non mi interessa l’estetica slegata dalla funzione, non mi interessa la coerenza superficiale. Per me queste cose significano ‘senza stile’.

Slope di Lorenzo Damiani per Campeggi - Foto: Campeggi

Quale oggetto ti sei divertito a progettare? Tutti-sempre oppure, invece, c’è stato qualcosa di più… divertente?
Cerco sempre di trovare un motivo di interesse per progettare qualsiasi cosa e quindi … tutti i progetti hanno una piccola storia da scoprire. Alcune volte nascono racconti che si intrecciano con problematiche ambientali come nel caso della collezione Truciolari; altre volte si sviluppano pensieri che cercano di indagare le possibilità di creare nuove tipologie come nel caso di Airpouf o Slope per citarne due oppure, semplicemente idee, che cercano di superare il limite di utilizzo di alcuni materiali tradizionali come ho fatto recentemente con gli oggetti realizzati utilizzando lastre di marmo piegato e pieghevole. Senza dimenticare quegli interventi che sono solito chiamare ‘comportamentali’ perché, con la loro definizione, cerco di porre l’attenzione su alcune problematiche suggerendo un certo tipo – appunto – di comportamento come nel caso di Packlight, Ripensa o 100%.
Per concludere, direi che ho progettato tutto con passione anche se poi bisogna essere onesti nel dire che ‘non tutte le ciambelle escono con il buco’ e allora il mio studio, come del resto quello di tutti, è pieno di strade interrotte per mille motivi. Però anche in questi casi mi sono divertito se per divertimento intendiamo passione del fare.

Airpouf di Lorenzo Damiani per Campeggi

In cosa il tuo lavoro è vicino a quello di Achille Castiglioni, secondo te, al di là di quello che è stato scritto (o in cosa di quel che è stato scritto ti ritrovi di più)? Perché gli sei piaciuto, cosa ha apprezzato?
Sono diverse le cose scritte da Giovanna Castiglioni, Giulio Cappellini e Beppe Finessi che mi hanno lusingato. Veramente tante che non mi aspettavo.. ma un commento che ricordo con grande piacere è stato quello di un caro amico di Giovanna che vedendo Airpoufin funzione ha esclamato: ‘Oooooh! potrei uccidere per averlo’!

Lorenzo Damiani con Giovanna Castiglioni - Foto: Caterina Di Iorgi

Cosa è l’ecologia applicata al design, secondo te? Il fatto che i tuoi progetti – da Packlight – spesso comportino operazioni di recupero oppure lavorazioni semplici (a freddo), tecnologie elementari ha un senso anche in termini di sostenibilità o si tratta di economia funzionale? Riconosci una cifra green nei tuoi lavori (ad esempio, in Truciolari) e cosa pensi del design green? e qual è la tua opinione dei cosiddetti designer autoproduttore? L’autoproduzione ha un senso oppure il designer ‘disegna’, appunto, e l’azienda produce?

Lorenzo Damiani al lavoro alla lampada PackLight

Per me la sostenibilità è un modo di pensare che deve convivere con tutto il resto del progetto e, più in generale, nel modo di agire: penso che la sostenibilità sia un filtro che permetta di guardare il mondo con uno sguardo più attento alle logiche che ci circondano; parlo di una sostenibilità che riguarda le cose, le persone e i rapporti con l’ambiente.
Un prodotto, dal mio punto di vista, è sostenibile nel momento in cui viene progettato cercando di rispettare tutti quegli attori che entrano in contatto con l’oggetto stesso e con ‘attori’ intendo gli operai, gli utilizzatori, l’ambiente prima e dopo, ecc.
In alcuni miei progetti questa visione è più marcata come, ad esempio, nel progetto Packlight che può essere considerato come un suggerimento progettuale nei confronti di un ignoto acquirente: la possibilità di scegliere il destino del packaging rappresenta una riflessione sulla possibilità di utilizzare diversamente gli oggetti e le risorse considerate, generalmente, di scarto.
La collezione di ciotole 152 rappresenta una proposta di riconversione e smaltimento dei rifiuti speciali attraverso il riutilizzo di frammenti di memoria.
La collezione Truciolari vuole lanciare un messaggio: utilizzare le risorse in modo alternativo.
Questa collezione è realizzata utilizzando pannelli di truciolare incollati e modellati al tornio oppure con frese a controllo numerico. L’idea nasce con l’obiettivo di utilizzare un semilavorato che, solitamente, viene considerato come ‘povero’ e viene nobilitato con impiallacciature o vernici: ecco che, invece, in questo caso il truciolare viene nobilitato senza essere nascosto attraverso un processo di trasformazione che lo rende prezioso alla vista e al tatto.

Ring di Lorenzo Damiani per Erreti

La maniglia Ring in estruso di alluminio dimostra come sia possibile, con una piccola intuizione costruttiva, modificare la normale realizzazione di questo oggetto evitando alcune lavorazioni: la maniglia generata è ‘normale’ ma la sua diversità sta nella riduzione dei cicli produttivi necessari per realizzarla.
Questi sono degli esempi.

A cosa stai lavorando? E quali sono i prossimi impegni (in termini di eventi, mostre, presenze a fiere e così via)?

Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco!

www.lorenzodamiani.net
www.achillecastiglioni.it
www.adi-design.org/compasso-d-oro.html
www.campeggisrl.it
www.erreti.com
www.ibrubinetterie.com
diamantinidomeniconi.it
www.lavazza.it
www.ceramicaflaminia.it

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