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01 ago 2013Inserito in in: Ecodesigner 1
A destrutturare l’imbottito. Blandito, che idea rinfrescante!
Tre giovani designer e un progetto all'incrocio di frizzante trasgressione e urgenza di svecchiamento di quel che, anche nel design, rischia di scivolare nel più trito dei cliché. All'attacco del più classico degli animali da salotto: il divano.

L'imbottito polimorfo e destrutturato, un po' divano, un po' materasso, un po' quel che vuoi.

L’imbottito polimorfo e destrutturato, un po’ divano, un po’ materasso, un po’ quel che vuoi.

Oggi, 1 agosto, ripensare a quei freschi – tali sono nel cannocchiale della memoria, faceva già un caldo bollito a Milano – giorni di aprile è poco più che un miraggio. Il Salone del Mobile affoga in un una remotissima galassia, scomparso dall’orizzonte, e io, che lo rievoco, faccio uno sberleffo, peggio, evoco l’inattingibile, egualmente passato e futuro. Epperò – dopo oltre due mesi di silenzio e latitanza, che, in Rete, valgono sette, quattordici volte tanto – oggi, 1 agosto, superato indenni, o quasi, un trasloco che ci ha dislocati, poi ricollocati, e di nuovo dispersi, nei passaggi successivi di svuotare una casa, entrare in un’altra e, faticosamente, senza aver ancora finito, prenderne possesso, abitarla davvero, ripenso a Ilaria e Arianna, che ho conosciuto a Casabio, zona Tortona, nei giorni del Salone, e il pensiero di queste due ragazze toscane, vitali, brillanti, portavoce di un terzetto che comprende anche Gloria e, nell’indipendenza reciproca, si raccoglie all’occorrenza, etereo e molto concreto, e dà forma ad un estro che, forse impropriamente, io continuo a definire post-moderno, espressione di un eclettismo internazionale che nel design è cifra dei più giovani, dalla Corea all’Argentina.

Mi è tornato in mente Blandito, supporto trasformabile che diventa, di volta in volta, seduta o materasso, modellabile per accogliere da una a quattro persone, e chissà che non trovi spazio in questa casa nuova e (tanto) più grande.
Ecco, dunque, il contenuto della chiacchierata fatta a suo tempo e del seguito per corrispondenza (le risposte sono contraddistinte dalle loro iniziali: Arianna Petrakis, AP; Ilaria Pacini, IP; Gloria Pizzilli, GP).

Blandito, dettaglio della chiusura

Blandito, dettaglio della chiusura

Come nasce Oradaria? Intorno a un progetto o a un’intenzione, un manifesto, un programma?
AP – No, in realtà niente di costruito a tavolino, OradariaDesign è nato da un bisogno spontaneo di fare concreto. Io ed Ilaria ci siamo incontrate al primo anno dell’ISIA di Firenze e con Gloria all’inizio della specialistica in design del prodotto.
Tra noi c’è stata fin da subito una bella alchimia, ogni chiacchierata tra una lezione e l’altra (spesso anche dopo a tirar tardi) era un botta e risposta per spunti ed idee che portavano sempre più in là verso nuovi progetti. Questa scuola ed i suoi docenti poi, tutti professionisti nel loro campo, oltre agli stimoli intellettuali ci ha messo addosso una gran voglia di fare e di sperimentare.
Presto si è palesato il bisogno di ritagliarci dei momenti per incrociare i pensieri e dare vita alla nostra Oradaria.

E, anche al di là del primo progetto, quali sono le intenzioni e i programmi?
IP – L’intenzione è quella di continuare a fare le cose in maniera spontanea e genuina, così come abbiamo iniziato appunto. Ognuna di noi ha le sue inclinazioni ed i suoi progetti da seguire e non vogliamo costringerci in un format.
Continuiamo ad avere bisogno di ritrovarci per dare sfogo ai nostri momenti di progettualità corale ma non ci diamo vincoli o schemi.

Come descrivete Blandito e com’è venuta l’idea di creare un oggetto simile, tanto post-moderno, suscettibile di creare attorno a sé uno spazio abitativo destrutturato (non è una poltrona da mettere in un salotto e neppure un letto per una camera tradizionale: piuttosto, è un elemento polifunzionale in un spazio che lo sia altrettanto)?
E, rispetto al luogo in cui collocarlo (questa presunta abitazione post-moderna), quali sono le vostre riflessioni, ovvero: dove abiteremo, e come, e qual è il futuro del design come funzione che disegna spazi e inserisce elementi funzionali al vivere e sopravvivere?
GP – Blandito® per noi è stata la risposta genuina, intuitiva e versatile alla voglia di scardinare le regole compositive del salotto convenzionale, appunto, e, in primis, del suo attore principale: il divano.
Ci siamo chieste: in abitazioni che devono sempre più rispondere alle esigenze di spazio, cambiamento ed elasticità rispetto ai bisogni di chi le abita, o di chi devono accogliere anche solo temporaneamente, hanno senso le vecchie presenze monumentali?
In un susseguirsi di “cosa succede se… e se…” siamo arrivate a teorizzare i minimi termini della risposta a questo quesito per Oradaria: un imbottito trasformabile, capace di rispondere a bisogni soddisfatti prima da molti più oggetti, e capace così di accogliere tutti i bei momenti che una persona ha bisogno di concedersi quotidianamente, da sola o in compagnia.
IP – Non diciamo, per questo, che le abitazioni debbano tradursi in moduli impostati all’ottimizzazione ed alla iper-polifunzionalità di ogni soggetto di design che la arredi. Bisognerà creare abitazioni sempre più consapevoli e responsabili verso l’ambiente ma siamo contrarie ad una standardizzazione sterile e pensiamo che il design in futuro dovrà essere sempre più espressione dell’eterogeneità dei bisogni abitativi.

Blandito - OradariaDesign

Blandito in versione poltrona – OradariaDesign

A quali progetti state lavorando e come procede la collaborazione?
IP – In questo momento, ognuna di noi sta seguendo svariati progetti, perlopiù individuali, e di natura anche lontana dal design. Quindi momentaneamente la nostra collaborazione si trova in una incubatrice, sta aspettando quella scintilla che darà il via al prossimo progetto; ma sì, il bisogno di ritagliarci la nostra Oradaria c’è sempre, quindi ogni tanto continuiamo ad incontrarci per uno dei nostri tè con chiacchiere e tutte le volte vediamo quello che ne scaturisce!

Come vi piacerebbe, da qui a cinque anni, far crescere e sviluppare Oradaria (intendete progettare cose da far produrre ad aziende terze, uscire con un marchio vostro, iniziare a produrre)?
E come intendete, di riflesso, la vostra professionalità, il vostro ruolo di designer? quali competenze gli sono necessarie e proprie?

AP – A dire la verità assieme a Blandito® era nata anche un’idea di autoproduzione, ma poi abbiamo realizzato che era necessario interloquire con una figura che facesse questo di professione.
Non siamo contrarie, e non escludiamo l’autoproduzione in futuro per altri progetti, ma siamo consapevoli del fatto che l’interfacciarsi con persone di cui ti fidi competenti e lo scambio, il dialogo ed, a volte, anche lo scontro che ne conseguono, non possano fare altro che bene all’evoluzione che precede il lancio di un prodotto.
Per come la intendiamo noi, alla base di questa professione sicuramente ci sono la curiosità, la capacità di stupirsi e la tenacia. Le competenze si apprendono ma l’attitudine è innata.

Una variazione della precedente rispetto al ‘cosa’ (a differenza del ‘chi’): cosa definisce un oggetto come design rispetto a un’altra cosa che tale non consideriamo/ate?
Quale ruolo hanno la funzionalità, la bellezza, forse l’unicità (sempre che li riteniate valori di un oggetto di design, altrimenti proponetemi termini differenti, vostri)? cosa fa sopravvivere un certo oggetto alle mode e al tempo?

IP – Per quella che è la nostra impostazione, l’unicità di un oggetto di design non è data dall’eccentricità o singolarità del pezzo, e nemmeno dal portare la firma di un grande nome. Piuttosto, il pezzo di design si rivela unico quando è espressione di un percorso progettuale attento, limato magari nel tempo e riflettuto.
Il design anonimo che ci circonda, forse, è la massima espressione di questi concetti: oggetti ben fatti e che per la loro capacità di assolvere alla funzione preposta sono quasi familiari.

Blandito - OradariaDesign

Blandito, imbottito trasformabile – OradariaDesign

La sostenibilità è un elemento che entra nell’esercizio progettale? e in che modo lo condiziona e lo indirizza? quale crediate che debba essere il rapporto tra design e sostenibilità, dovrebbero condizionarsi a vicenda o, viceversa, il design sostenibile è un obiettivo fittizio, poco interessante, inutile?
GP – Il design oggi come oggi, per essere responsabile, non può prescindere dalla sostenibilità. Viceversa, la sostenibilità, se vuole prendere piede ed avere una marcia in più, per diffondersi ed essere adottata da quante più persone possibile, deve poter andare a braccetto con il design sotto forma di funzionalità e attrattiva formale.
Non è pensabile continuare a realizzare prodotti che viaggino su due binari diversi. Le due cose ormai è essenziale che vadano di pari passo.

Rispetto ai due temi caldi del momento, autoproduzione e artigianato, come si pone il vostro lavoro? quanto e come ciascuno è interessante, se lo è, e suscettibile di essere praticato?
AP – Sono questioni importantissime entrambe, sono state espressione della genialità del territorio e poi, anche, quelle hanno permesso di farlo apprezzare nel mondo. Oggigiorno poi, sono spesso gli unici modi per tramandare antichi saperi che altrimenti andrebbero persi.
Per noi giovani designer, invece, rappresentano un terreno fertile dove incontrare persone che hanno tanto da insegnare o che si prestano perfino a dare vita a sperimentazioni, contaminazioni…fino a dare forma magari a veri e propri progetti!

Blandito, versione panino imbottito

Blandito, versione panino imbottito – OradariaDesign

All’indomani (sigh!) del Fuorisalone, è ancora Milano la capitale del design? quali sono i concorrenti dell’italian style nel mondo? e chi sono i progettisti più interessanti oggi (un gruppo, una scuola, una nazione ma anche dei nomi che seguite e apprezzate)?
IP – I poli di interesse per il design nel mondo, così come nel campo della moda, si stanno moltiplicando a macchia di leopardo in tutto il mondo e spalmando per tutto l’anno, ma Milano, con i suoi eventi, durante la Design Week, resta per il momento sempre insostituibile a mio parere. Non solo per l’interesse e il riscontro mondiale, ma soprattutto è ancora il punto di arrivo o il punto di partenza per le maggiori aziende del settore. Durante quella settimana le aziende, come i designer che si autoproducono, buttano i loro semi, e poi durante l’anno si vedrà chi raccoglie più o meno frutti. E’ ancora una tappa da non perdere, anche se (da spettatrice) diventa sempre più difficile riuscire a giostrarsi e selezionare gli eventi e gli spazi da non perdere; anche quest’anno ho avuto la sensazione che neanche con il dono dell’ubiquità sarei riuscita a vedere tutto. E come ogni anno, pur avendo programmato ogni singolo giorno nel modo più tattico possibile per non lasciarsi scappare quella zona, quella mostra, quell’evento, tornata a casa, sfogliando le riviste di settore post Salone, riesco sempre a trovare qualcosa che mi sarebbe piaciuto vedere e che invece mi è passato sotto il naso.
In ogni caso rimane il salone di Milano un’occasione per vedere le mille facce della creatività come si esprimono e come le tendenze, i gusti, i costumi, i nuovi bisogni prendono forma interpretati dai diversi designer sparsi nel mondo.
Non saprei dire chi è o chi non è concorrente dell’italian style nel mondo, perché prima si dovrebbe capire e stabilire quali sono i valori che lo determinano, saranno sempre gli stessi di cinquanta anni fa? Per esempio, non so se Blandito® ha avuto il successo che ha avuto all’estero perché viene visto come prodotto interamente italiano, oppure perché alla base piace il messaggio genuino che veicola indipendentemente dal made in italy.
Questo, comunque, per dire che ritengo non sia tanto importante chi progetta e da quale paese provenga, ma la cosa più interessante è il processo che ha portato a quel risultato, la modalità di analizzare le problematiche culturali e di trasformarle in forme, materiali, processi, la capacità di far raccontare una storia ad un oggetto, anche se si sta parlando di sedie, divani, tavoli…la magia del design sta tutta raccolta in questi giochi di incastri.
blandito3


www.oradariadesign.com

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One Response

  1. Nicole scrive:

    è davvero bellissima l’idea del blandito! a me piace la poltrona perchè come tu sai non sono tanto una tipa che sta ferma sdraiata! solo quando dormo! :P

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