Ecodesigner
03 set 2013Inserito in in: Ecodesigner 0
Professione: designer auto-produttrice.
Vita: a impatto zero.
L’avventura di Milena Maffei.
Riciclo e recupero creativo, auto-produzione, vita a basso impatto. Non sempre i tre elementi sono riuniti nello stesso designer. Quando accade, ecco la cifra di uno stile che, non più solo professionale, è il segno di un'esistenza intera all'insegna della sobrietà e dell'ecologia. Impronta leggera, design verdissimo.

Milena Maffei

Milena Maffei – Lorendesign

Accidia infida. Insinuante letargia.
Uff, non bisognerebbe mai abbandonarsi alla pigrizia. Anche quando si scopre che il proprio segno zodiacale ne è irrimediabilmente afflitto – tocca smentire anche l’astrologia, per tenere il passo.
Quando poi si degenera, rasentando l’inedia, quel che capita è che una chiacchierata che ricordo (bene) essere stata divertente non è più che una serie di frasi sconnesse e, a tratti, ermetiche. Mi ci provo, dunque, e provo a restituirvi lo spirito e il brio di quel che è stato – inverecondo – sommerso da troppe settimane di altro.
La chiacchierata risale a maggio, direi, a occhio e croce, e l’illustre interlocutrice, un vulcano di energia creativa – grafica, illustratrice, blogger, designer e artigiana – è Milena Maffei, avventurosa paladina dell’auto-produzione come cifra unica e coerente per uno stile di vita a minimo impatto. Lei, poi, e questo scatena una simpatia umana irrefrenabile, si dipinge come disorganizzata e ancora in via di perfezionamento. E, allora, cara Milena, raccontaci la tua disorganizzazione. “Ho iniziato a fare cose per amiche, a intermittenza e per gioco. Il recupero e l’arredo creativo con l’apertura del blog, che ha ufficializzato il mio nuovo status, risalgono a poco più di un anno fa. È una dimensione di casa e bottega, sì, bene o male, anche se la casa non è più soltanto la mia ma ho invaso anche il garage dei miei genitori”.

Qual è, dunque, l’identikit della tua professione?
“Beh, resto una grafica e illustratrice ma, da qualche anno, creo oggetti che produco da me”.

Craftpouf natalizio Lorendesign

Craftpouf natalizio Lorendesign

Quando hai iniziato con il design artigianale e com’è organizzata la tua vita?
“Tra i primi progetti e, dunque, oggetti, ci sono delle poltrone, recuperate da un rigattiere e foderate di un velluto pesante, vecchio. Due pezzi degli anni ’50 o ’60, che ho rinfrescato con tessuti nuovi – presi da Ikea, lo confesso, per praticità: cotone per il retro dello schienale e velluto a tinta unita per la seduta. Adesso non mi capiterebbe più di commettere una leggerezza così grossolana. Ho bandito l’Ikea dalla mia vita e dalla mia casa, che ho affittato quattro anni fa. Tutti i mobili sono recuperati e tutto quel che è nuovo è fatto da me – tranne la cucina, ma anche quella viene da un rigattiere. La libreria, ad esempio, è fatta con cassette della frutta. Ho abbracciato questa filosofia e perseguo l’obiettivo”.

Quando è iniziato il cambiamento e come si comincia?
“Due anni fa, in nome di un concetto generale di cambio di passo, oltre che di vita, ho preso la decisione di fare quel che mi piaceva. Dopo nove anni a Milano come grafica e illustratrice sono rientrata nella mia città, Biella. Drastico. Un anno più tardi, trascorso lavorando come grafica, però, ho voluto andare oltre. Ho mollato il lavoro e ho iniziato a lavorare a bottega da un antiquario. Ora l’esperienza è conclusa ma continuiamo a collaborare, ognuno con il suo laboratorio. Nel frattempo ho messo in piedi un blog e un sito di e-commerce per vendere i miei pezzi”.

Pouf Lorendesign

Pouf artigianale Lorendesign

Grandioso. E com’è?
“Non facile. Viviamo in una società dove le persone lavorano otto ore al giorno, in una routine sempre uguale. Chi fa una scelta contraria è una pecora nera, si è mal compresi e mal visti. Persino chi mi era più vicino mi guardava a metà tra l’incredulo e lo scettico. Mio padre mi chiedeva: Cosa fai durante il giorno? Passavo il tempo in garage, a scartavetrare, recuperavo pallet, trafficavo con roba sporca, malmessa, tagliavo, fresavo, inchiodavo.
Ho deciso di vivere con poco – non solo per necessità, anche se lo è stato, drammaticamente – e l’esperimento è stato positivo. Ho fatto un anno a basso impatto”.

Un esperimento popolare, già raccontato in tanti diari, in linea e in formato libro.
“Decisamente, ho letto quel che è uscito. Il libro di Simone Perotti, “Adesso basta” [acquistabile sul blog nato dalla scelta tanto radicale: http://www.simoneperotti.com/wp/i-miei-libri/adesso-basta/], che è passato dal fare il top manager metropolitano milanese a vivere con 800 euro al mese e a fare le cose che gli piacciono, scrivere e navigare”.

Beh, forse la liquidazione da manager aiuta. Per la gente normale, tocca industriarsi, magari essere in due.
“Certo, in coppia il ménage funziona meglio..! Io sono fortunata, il mio fidanzato condivide le mie idee, sistemo casa per far entrare anche lui. Chissà, magari lo racconterò il mio anno a impatto zero, come ha già fatto Paola Maugeri. Il suo libro, con il racconto di come è stata, mi ha folgorata. Ho iniziato a seguirla su Facebook, le ho scritto. Finché, un annetto fa, poteva essere novembre, ero in treno e andavo a Venezia, l’ho incontrata. Lei era stata a Biella a presentare il libro, che coincidenza pazzesca”.

Tappeto a crochet Lorendesign

Tappeto a crochet Lorendesign


E com’è, lei, insomma, e quel che è e fa..?
“Beh, senz’altro è molto molto convinta – e convincente. È stato un esperimento vero e proprio, rigorosamente condotto. Per un anno ha attinto energia solo attraverso pannelli solari e ha lavato tutto a mano, anche l’acqua per cucinare era scaldata con l’energia solare e aveva due ore circa di carica per cellulare e computer più luce per due ore al giorno. Non ha avuto il frigorifero per anno! Tutto questo rimanendo a Milano”.

Suona incredibile. Adesso Paola Maugeri è impegnata a cambiar casa perché voleva anche un orto, su questo fronte tu come sei messa?
“Sto facendo le prove in vaso, mentre il mio ragazzo sperimenta a terra”.

Il tuo anno a basso impatto, però, è un’esperienza conclusa.
“Nient’affatto, anche se, ad un certo punto, ho dovuto integrare il reddito con un lavoro part-time, come grafica”.

Craft-pouf Lorendesign

Craft-pouf Lorendesign di Milena Maffei

Un mezzo passo indietro o, forse, la soluzione ideale.
“Era l’idea che avevo in testa da un bel po’, anche perché questo lavoro mi piace, è quello per cui mi sono formata, al liceo artistico, e per cui ho fatto una lunga gavetta in agenzia a Milano. L’apprendistato nel laboratorio di antiquariato è stato il mezzo per approcciare arredamento e design, imparando a trattare i mobili e le tecniche di decorazione. Una volta capite le regole anche commerciali – fatti, insomma, abbastanza mercatini – sono partita da sola. Ho iniziato a cercare canali online – oggi vendo su etsy, che propone solo pezzi vintage o fatti a mano – e so che si può riuscire con la sola vendita in Rete a sbarcare il lunario ma mi serve ancora tanta esperienza. Sinora, con l’e-commerce, ho venduto soprattutto all’estero. Nel frattempo, ho iniziato a distribuire attraverso negozi di Biella. Basta con i mercatini, insomma. Sottraggono tempo alla ricerca e contrastano con l’obiettivo di alzare la qualità dei pezzi. Ultimamente, ho iniziato a dipingere i tessuti e, per gli ultimi progetti, il pouf e i tappeti in fettuccia di cotone utilizzo lana recuperata, che lavoro all’uncinetto, rispettivamente, e sfridi di produzione industriale”.

Anche sulla scelta dei materiali mi pare che il distacco dai primi prototipi sia drastico.
E come funziona la vendita, c’è un catalogo con i pezzi?
“No, preferisco lavorare su commissione, sia per le dimensioni che per i colori. Dò la possibilità di scegliere, anche se, lavorando con scarti di produzione – a chilometro zero, la mia zona è famosa per lane e tessuti – non è possibile garantire colori e quantità. Propongo in base a quel che trovo, non ho un campionario di colori fissi. Adesso vanno molto il verde e il rosa, che sono di tendenza, tra un po’ chissà! Ma il suo bello, no?”

Tappeto a crochet Lorendesign

Tappeto a crochet Lorendesign

Senz’altro. Dunque, oltre a Etsy, come si può acquistare?
“Contattandomi attraverso il blog e la mia pagina facebook. È il bello delle piccole produzioni, ci si sente direttamente, ci si conosce, si progetta insieme”.
Tante ragazze, continua Milena con entusiasmo, lo fanno. Lavorano sulla qualità, apprezzata all’estero (forse più che in Italia), la cura dei dettagli e le tecniche artigianali. E sopravvivono. Alla crisi, alla spietatezza del mercato che, se continua ad essere dominato da colossi – nell’abbigliamento, nel design, nell’arredamento – che ci vogliono tutti uguali, comincia anche a mostrare qualche segno di sfaldamento, deboli segnali di apertura. Una piccola breccia. Un altro mondo, si diceva tanto tempo fa, è possibile. Forse è oggi il suo tempo?

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